Felicemente felice

Cosa possiamo fare per essere davvero felici, da subito?
Per iniziare ogni nuovo giorno con la marcia giusta e la voglia di sorridere a noi stessi e al Mondo intero??
Ci sono persone belle, sempre sorridenti, che non ti pesano addosso e che sanno parlarti, senza pesantezza, anche della situazione più complicata …, mentre altre che paiono macigni …
Ma ci  possono essere ricette segrete, per riuscire a sentirci più felici, magari già a partire da questo preciso istante???
Beh, partendo dal presupposto che comunque la felicità è un qualcosa che abbiamo dentro, diciamo che, nonostante tutto, possiamo sostenerla e a volte raggiungerla nelle profondità del nostro spirito, dove si è occultata, seguendo dei passi molto semplici.
Non sono scelte eclatanti, né indicazioni stratosferiche le mie, ma piccoli necessari, basilari accorgimenti, che, se messi in pratica, ci migliorano il modo di osservare la realtà, smuovendo le energie in maniera particolare e quindi rendendoci più attivi, dinamici, scherzosi, attenti, empatici, … sicuramente e Leggi tutto…

Intelligentemente emotivo

“Le cose più belle del mondo non possono essere viste e nemmeno toccate.
Bisogna sentirle con il cuore.”
Helen Keller

Abbiamo varie forme di intelligenza, inclusa una forma di intelligenza emotiva, cioè una capacità straordinaria, che ci permette di percepire, analizzare e valutare le nostre emozioni e quelle degli altri.
Come tutti i semi in nostro possesso, va bagnata, sostenuta e fatta crescere.
Lo noto a scuola, dove spesso, oltre a parlare di emozioni, di cui i ragazzi sono sempre più digiuni, o meglio, le possiedono, ma faticano a riconoscerle, distinguerle, gestirle, migliorarle … dobbiamo svolgere proprio questa forma di educazione verso questa parte umana innata.
Dentro di noi, esiste una parte preposta alla raccolta delle informazioni di tipo emotivo, le quali vengono poi analizzate e utilizzate in modo più o meno adeguato.
Se tale utilizzo è appropriato, esse ci consentono di comprendere meglio sia noi stessi che le persone che vediamo muoversi intorno a noi.
Alcuni ricercatori dicono che sia una qualità innata, mentre altri sostengono che possa e debba essere sviluppata.
Gli Arcangeli ci chiedono di rinforzare questa memoria emotiva e accrescerla e questo conferma la posizione di coloro che pensano che essa esista e vada incentivata in qualche modo…
Ecco allora l’importanza di lavorare su se stessi per migliorare il quoziente della propria intelligenza emotiva.
Come?
Mi sono documentata  e il metodo migliore, sperimentato sul campo, come meglio funzionante, mi pare quello Leggi tutto…

OGGI mi attivo per ESCLUDERE LA PAURA DALLA MIA VITA.

“Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura,
ma non assenza di paura.”
Mark Twain

Paura????
Ohhhh che paura della paura!!!
Questo potrebbe essere un po’ il nostro motto, dietro il quale si occulta una vera modalità nostra, assodata e consolidata, in tutti i sensi, riguardo alle nostre modalità di vivere.
Paura di cosa?
Di tutto e di niente!!!
Ognuno di noi ha le sue paure consapevoli e quelle inconsapevoli, di cui non ne conosce l’esistenza, ma che interferiscono con la sua quotidianità, in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, appesantendo l’esistenza e la dinamicità complessiva.
La paura è sicuramente un’emozione che ci può capitare di provare e che può fungere da salvavita, in alcune situazioni, ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, ci limita, ci condiziona, se non addirittura ci toglie la vita, perché ci condiziona al punto di impedirci di vivere armoniosamente, con gioia, serenamente.
Se mentre leggiamo queste righe, ci rendiamo conto che la stiamo scortando a palazzo, perché essa ci blocca, è il momento veramente di affrontarla, con determinazione e tanta spiritualità in più.
Ci sono, a questo proposito, non uno, ma vari racconti zen che ci illuminano, ma oggi ne ho scelto uno in particolare …che ai miei alunni è piaciuto più di altri, perché mostra molto bene come dietro la paura ci sia, ad alimentarla, semplicemente l’illusione della paura.

“In un antico monastero, nella lontana Cina, viveva un buon monaco.
Ogni volta che si ritirava in meditazione, da un po’ di tempo, vedeva un lupo inferocito che lo Leggi tutto…

E’ possibilmente possibile vivere senza impossibilità

“Invece di sentirci poco adatti, quando siamo in certe realtà e con certe persone,
proviamo a sentirci fuori luogo … fa miracoli!!!”

Dopo un momento intenso il cuore si smarrisce e dentro la nostra mente prende vita e riaffiora sulle nostre  labbra la parola :”impossibile”.
La mente degli uomini è piena di  questo termine urticante, “impossibile”.
Questa semplicissima parola ha un effetto veramente devastante, che ci blocca e riesce a distorcere la nostra vita in mille e più modi.
Ognuno di noi è nato in una famiglia con le sue certezze, i suoi schemi mentali e quindi le sue regole comportamentali, di cui fanno parte anche i divieti e le possibilità, cioè le cose ammesse e le impossibili.
L’influenza di questi fattori è notevolissima e ci può indurre a pensare che Leggi tutto…

Love

“Quando ami, sei tu a ricevere i benefici dell’amore.
E quando l’amore penetra nella profondità del tuo essere, scompare da te ogni paura.
L’amore è la luce, la paura è l’oscurità.” Osho

La scultura che ci mostra l’amore del bambino interiore che è in noi
Quasi per caso, anche se il caso so con matematica certezza che non esiste in nessun angolo, neppure il più remoto, della nostra esistenza, mi sono imbattuta nella scultura dedicata al nostro “Bambino Interiore”, dell’artista ucraino Aleksandr Milov.
Osserviamola insieme attentamente.
E’ un’opera d’arte che non può lasciarci indifferenti, una scultura che ci mostra l’amore del bambino interiore che è in noi.
Si tratta di un progetto straordinario, che l’artista ha presentato in occasione del Festival Art Burning Man, nel 2015 in Nevada.
La scultura, in realtà, si chiama “Love” e rappresenta un vero e proprio inno all’amore che abbiamo dentro di noi,  ma che spesso per tantissime, infinite, e più o meno valide ragioni, rimane intrappolato e inespresso.
Un uomo e una donna.
Un conflitto.
La natura umana così ricca, variabile, multiforme.
L’uomo e la donna, sono adulti e si voltano le spalle, nel pieno del loro conflitto, proprio come accade spessissimo nella nostra quotidiana realtà, ma in loro è sempre presente un bambino interiore, che vorrebbe il dialogo, che cerca soltanto di avvicinarsi all’altro e di amare.
Una scultura “infinita”, nel vero senso della parola, perché ispirata dal divino e volta a farci riflettere, a rimetterci in discussione, per una crescita attenta e amorevole del nostro sé.
Questa scultura poi, ho appurato, che ha mostrato il meglio di sé, cioè tutto il suo fascino di sera e durante la notte, quando i due bambini interiori potevano essere illuminati al buio e quindi creare ed inviare ancora di più il proprio messaggio universale.
Una grata che imprigiona entrambi i corpi, proprio come ci accade nella realtà, quando offesi, feriti, alziamo il muro all’altro, e rimaniamo fermi, immobili nella nostra posizione, anche se qualcosa dentro ci parla e vorrebbe farci capitolare…
Ma il bambino è Amore e parla in questa scultura.
E’ lui, che grazie alla sua luce interiore e all’amore cerca di riemergere, sia nell’uomo che nella donna e di farsi strada nei loro cuori.
I due bambini si cercano.
Si vogliono.
Si tendono le mani per ritrovarsi e ricongiungersi.
I bambini si tengono per mano attraverso la grata che forma i corpi degli adulti e simboleggiano la nostra capacità interiore di superare tutti i disagi, i dispetti, i limiti, i conflitti e i momenti difficili per poi fare la pace e rimettersi in gioco.
C’è Luce.
E’ la luce che viene dai bambini e li crea, li illumina.
E’ simbolo di purezza e di sincerità.
L’artista vorrebbe, come ha detto, che proprio l’amore venisse riscoperto, come sentimento che possa superare l’odio e le difficoltà causate dalla guerra civile, in ogni essere umano, oltre che nella sua Terra.
Credo che nessuno si aspettasse un’opera così in Nevada, dove, ogni anno, si tiene una particolarissima e meravigliosa manifestazione dedicata al mondo dell’arte: il Burning Man Festival.
Penso che l’artista sia stato meraviglioso ad ascoltarsi e nel lasciare che un’intuizione di luce si trasfondesse nel suo pensiero e poi si concretizzasse in questo “capolavoro”.
Bello anche che proprio lì, nel deserto, che ogni anno diventa un museo a cielo aperto lui lo abbia proposto, mi riempie ancora di più di gioia.
Un lavoro che ha colto  il lato più sensibile, unico, vero e al tempo stesso fragile dell’Amore, cioè la chiusura, le catene complicate, tipiche della nostra mente adulta, il conflitto eterno tra il nostro mondo sentimentale e la signora logica-razionale.
Una decisione forte, che si prospetta irremovibile e che da sfogo al nostro forte ego e alle sue volontà.
E’ un’opera bella anche nella scelta dei materiali, perché è stata realizzata con del filo metallico, per dar vita e forma ai due adulti che, di schiena si auto escludono reciprocamente … proprio come spessissimo accade nella nostra realtà vera.
Semplice e complicata al tempo stesso.
Ma il fulcro, l’Anima del tutto è Lui, il “Bambino Interiore” , che sta chiuso all’interno della scultura: due bambini, letteralmente chiusi nel corpo di questi due adulti, come fossero dei preziosi gioielli in uno scrigno.
Si tendono le mani, l’uno verso l’altro, in cerca di un contatto.
Se li osservi provi un intensissimo brivido …
Il filo metallico arido, come i due corpi adulti che crea e 2 bimbi di Luce, divorati quasi da chi li contiene e non vuole accontentarli, ascoltarli, dare loro spazio …
E’ anche la canzone del conflitto, della testardaggine, del mutismo, della fatica adulta, che troppo spesso governano l’animo umano, eliminando ogni forma di contatto e di rapporto, di dialogo; ma, dall’altro lato, c’è il mondo interiore, i due bambini, che rappresentano l’amore e la purezza che è possibile trovare in ogni animo, anche nel più duro, nel più ostile.
I grandi si voltano le spalle, ma il loro bambino interiore vuole soltanto avvicinarsi all’altro e amare.
Ci sto ancora pensando e devo dire che  quest’opera mi ha profondamente colpito e ora mi sta  facendo anche pensare alla dipendenza emotiva, relazionale ed affettiva.
E’ una dipendenza che spesso ci brucia le ali.
Si sprigiona quando una delle due figure innamorate, si lega al bambino interiore del suo compagno, un bambino che di solito ha sofferto, non è stato capito, visto, apprezzato dalla famiglia di origine e quindi l’innamorato/a ora vogliono coccolare, assecondare, porre al centro delle loro attenzioni.
E questo non va!!!
Non va perché la relazione amorosa si evolve e si trasforma in una missione speciale, in cui ci si attiva semplicemente e unicamente per salvare il bambino trascurato o poco accolto/capito del compagno.
Così da amanti ci si trasforma in baby sitter o genitori, facendo da  mamma al bambino interiore del  proprio uomo, già perché in genere questa è più una prerogativa nostra, femminile.
Perché si innesca questa dinamica?
Beh, è la nostra parte infantile dimenticata e sofferente che esce alla ribalta e si attiva, ancora una volta, nel fare di noi le salvatrici dell’altro.
Fin da bambine abbiamo  cercato di farci amare,  occupandoci sempre degli altri e dei loro innumerevoli bisogni, oppure dei loro immensi ed infiniti dolori, nella speranza di venire prima o poi ricambiate.
E ora???
Abbiamo pane per i nostri denti!!!
La cura del “bambino ferito” del nostro partner è un tentativo, inconsapevole, di lenire le ferite della nostra bambina  interiore, donando al partner tutte le attenzioni e quanto reputiamo possa servigli, ma che in realtà serve anche a noi.
Funziona?
In genere tassativamente e sicuramente NO!!!
Questa “mission impossible”  non ottiene quasi mai gli effetti sperati, portando al contrario ad un frullato  del compagno, che si deresponsabilizza di più e diventa ancora più debole e dipendente.
Si diventa simbiotici in senso non luminoso, cioè si innesca una relazione di reciproca dipendenza, sempre più forte e viva, che porta alla luce solo la parte ferita dei nostri bambini  interiori.
Abbiamo fame d’amore e le nostre parti infantili, letteralmente affamate, cercano nell’altro una soluzione alla loro  sete ed arsura continua d’amore, senza pace.
Oggi quindi voglio salutarvi con una canzone che penso richiami parecchio questo aspetto, cioè la canzone di Giorgia Chiamami tu, che … può sempre servirci …

Un abbraccio dolcissimo

Non giudico e accolgo

“Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono.
Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.”
Don Andrea Gallo

Mai capitata una giornata che sembra volerti far dire o fare esattamente il contrario, rispetto a quelle che sono le tue modalità consuete???
Un automobilista che con poca attenzione ti evita per un pelo, un pedone che ti attraversa praticamente sul cofano dell’auto, una collega che alza la voce senza motivo, un appunto senza capo né coda …insomma una giornata a prova di “santa illuminazione”???
Penso proprio di sì!!!
Beh, è proprio in un’occasione di questo tipo, che mi sono ritrovata con un foglietto tra le mani, che riportava un pensiero di Osho, guarda casa adattissimo per la giornata “stordita” di turno.
Il foglio esordisce così:
“Io accolgo l’essere umano così com’è.”
Wow … dolcissimi Angeli!!!
… e non posso nemmeno dirvi che forse mi stavate spiando …
Ci sono momenti in cui mi sembra che viaggiamo un po’ tutti su dei binari alternativi e che le relazioni diventino veramente più rallentate e faticose, ma so, con sicurezza, che è proprio allora, in questo frangente che posso mettere in atto, con maggiore gioia ed attenzione, l’amorevolezza che condivido con il cielo.
E’ nella fatica che mi elevo e mi testo.
Il foglio prosegue ancora:
“Certamente, ora molto è potenziale, ma così com’è l’essere umano non deve essere condannato.”
Sicuramente stiamo modificando i nostri sistemi e stiamo trasformando la nostra “sensibilità divina”, sebbene in certe giornate si faccia fatica a vedere questo dinamismo in essere o in itinere …
Siamo faticosi, affaticati e faticanti …, ma potenzialmente positivi e in crescita.
Osho sostiene:
“Non c’è nulla da condannare nell’uomo.
L’uomo è il seme, e se condanni il seme, come puoi elogiare l’albero?”
Già, come si può???
Ma come si può anche a volte ricordarsi di tutto questo in alcune situazioni e frangenti quotidiani???
Eppure c’è tanta bellezza, nella necessità e nella fatica dell’accogliere gli altri sempre,  anche quando straparlano, quando ti tagliano la strada, quando sembrano venire da Marte, con certe trovate che ti lasciano, come direbbe Vasco: “senza parole”.
Sono momenti di crescita, indubbiamente forti e concreti.
Gli Arcangeli ci esortano e ci ricordano che il primo passo,  per accogliere veramente l’altro, è quello di fargli spazio dentro di noi, quindi mettersi nella condizione di avvicinarlo senza pensieri, se non quello di volerlo accogliere così com’è nel suo momento, in modo delicato perché certe modalità esprimono sicuramente difficoltà o bisogno.
E chi di noi può dire di non esserci mai passato?
L’accogliere quindi ci porta a farci vicini, a non essere aggressivi, freddi e insensibili, a non aspettare necessariamente che l’altro “bussi” alla porta di casa per dirci che oggi qualcosa non gli gira per il giusto verso …
Dietro un’azione diversa, c’è sicuramente una persona, in quel frangente, diversa dal solito, dall’ordinario …
L’accoglienza ci porta ad essere persone che ascoltano, che cercano di comprendere le fatiche, le rabbie, le distrazioni, le ferite e forse il dolore dell’altro.
L’accoglienza si esprime in mille modi e circostanze e si realizza dove al centro c’è la persona da accogliere e non il mio desiderio di sentirmi bravo, ok o perfetto, per offrirgli qualcosa e la mia accettazione e astensione da ogni reazione aggressiva o di pensiero, non positiva, giudicante.
L’accoglienza vera, crea una relazione, anche se l’altro con la sua auto sfreccia e se ne va.
E’disperato?
Forse agitato?
Non lo sappiamo, ma quello non è sicuramente un comportamento che possa esprimerci  equilibrio, quindi serenità.
Proviamo ad augurargli tanta serenità e che la giornata divenga, anche per lui, eccellente …
Pazzia??
No, sostegno universale, amorevole.
L’altro non è un deficiente, un … ma è e resta un seme …
Un seme che accolgo amorevolmente, un “compagno” affaticato che cerco di sostenere, anche se magari a distanza.
Ogni volta che accogliamo qualcuno la nostra vita cresce e ci accorgiamo che lo spirito è in pace, che siamo fratelli in umanità.
Mortifichiamo magari la parte più reattiva di noi, quella pronta ad imprecare, inveire, fare gestacci, …ma mortificando questo slancio immediato,  contribuiamo a  cambiare il mondo.
Oggi accogliere richiede «fare strada insieme» all’altro dovunque e nei modi più strani e svariati possibili.
Le diverse debolezze psicologiche e relazionali, ci portano ad apparire dei veri “svariegati” e questo richiede  una grande capacità di attenzione e di concreta disponibilità, non tanto a parole, ma con i fatti concreti e reali a chi incontriamo, per i più svariati motivi.
Non importa se per la strada, in un negozio, al lavoro oppure nella scuola dei figli o altro …
L’accoglienza la possiamo offrire, per esempio anche nell’incoraggiare e motivare l’altro ad essere fiducioso nelle sue potenzialità e aperto alle sfide che l’esistenza quotidiana ci mette davanti.
“Io accetto l’essere umano così com’è – totalmente, senza alcuna negazione.”

Osho aggiunge ancora:
“Semplicemente dico che così com’è oggi non è l’unico modo in cui l’uomo può essere, la sua realizzazione finale: dico che questo è soltanto l’inizio.”
Saccenti e giudicanti, fatichiamo a vedere l’altro nella sua dinamica e mutevole essenza: se per noi è scemo, scemo resta …
In realtà tutto è in divenire, quindi mai porre limiti.
Non ne abbiamo nemmeno il diritto …
L’uomo è forse tra le più mutevoli creature, è il seme più diversamente seme che sia mai stato creato, quindi … non prendiamoci mai il diritto di limitare l’altro, in nessun modo.
“L’essere umano è soltanto un seme che può crescere e diventare non solo un grande albero, ma un qualcosa di divino.”
Presente quando da piccoli eravamo magari più piccoli, minuti, insignificanti, rispetto ad altri coetanei e poi, crescendo siamo diventati armadi a tre ante, alti, atletici e quanto altro???
Ecco, nessuno ci avrebbe dato due lire e avrebbe mai osato, neppure lontanamente pensare a noi come a dei baobab maestosi, eppure …
Ecco, forse ho reso l’idea!!!
Ogni seme può dare un albero straordinario e frutti insperati e non sta a noi predire quali, quanti e come “…Ogni uomo può essere dio. Ma ora, così com’è, è soltanto un seme.
E il seme deve essere protetto, il seme deve essere amato, al seme deve essere data ogni opportunità per crescere.”
Chi dobbiamo proteggere?
Qualsiasi eccellenza e/o persona o situazione affaticata, perché si mantenga, nel primo caso, perché si si rinsaldi  e si ritrovi nel secondo.
Come ogni seme, che si rispetti, deve essere messo nelle condizioni di proliferare e stare bene.
“Questa crescita avviene attraverso la volontà di essere liberi, attraverso la volontà di uscire dalla nostra zona di sicurezza.
Vedi il seme: il seme è al sicuro. L’albero non è così al sicuro.”
Il seme reale è protetto dalla terra, viene appunto scaldato e nutrito e supportato nel suo divenire, ma una volta diventato albero, nella sua piena libertà, distante dal suolo è preda dei venti e di ogni situazione avversa.
Così noi, nel nostro libero percorso, nel quale tutto ci è possibile da semi, non altrettanto una volta divenuti alberi …
Il seme è al riparo, protetto dalla coltre d terra.
Nel momento in cui il seme germoglia ed evolve, lentamente diviene l’albero che era destinato ad essere: inizia a crescere e tutta la sua rigogliosa potenzialità inizia ad attivarsi.
Ci saranno molti pericoli, varie difficoltà e possibilità di non farcela, perché fino ad una certa altezza e fase, è e sarà un qualcosa di molto delicato, sempre in lotta con  tutto l’ universo circostante.
Ma  se quel seme non provasse a crescere e a diventare un albero, rimarrebbe lì, resterebbe un qualcosa di morto, qualcosa dalle potenzialità inespresse.
Si può non crescere???
Certo che sì!!!
Ma sarebbe tutto sprecato.
Se un seme non cresce, perde la sua identità … e così, noi, esseri umani, a meno che non  scegliamo e decidiamo di crescere, di uscire dalla nostra zona di sicurezza e fare un salto nel mondo sconosciuto che ci aspetta, siamo destinati a rimanere semi, sicuramente al sicuro, protetti dalla terra, ma, come sostiene Osho, “ morti.”
Vogliamo essere vivi o morti?
Crescere o rimanere in letargia?
E se noi scegliamo, desideriamo, optiamo per la nostra crescita, pur tra mille difficoltà, se ce lo concediamo, perché non apprezzarlo e concederlo anche agli altri?
Accogliere, rammento ancora, che significa non giudicare, non porre condizioni alla persona,  ma accettarla così com’è, anche se oggi guida di fretta, in maniera spericolata …
Oppure se un intervento poco chiaro o pertinente …
O se oggi sembra essere su un altro pianeta …
Chi accoglie non giudica, ma accetta l’altro nel suo vissuto, nelle sue problematiche e pone un attento ascolto a quello che la persona dice, con azioni, parole, modi di fare, di essere …
Accogliere è mettersi in ascolto attivo, partecipato e sincero.
Non si ascolta solo e tanto con le orecchie, ma soprattutto con occhi della mente e ancor di più dell’Anima e del cuore.
Solo così si può accogliere chiunque e cambiare il modo di muoversi nel mondo, dando una nuova impronta alla nostra e altrui esistenza.
Con grande amorevolezza

ti **** degli Angeli

Trovare le ferite del mio Bambino interiore

 “Tutti i bambini sono degli artisti nati;
il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi.”

PABLO PICASSO

Cosa può ferire mortalmente il nostro bambino interiore?
Moltissimi eventi, legati solitamente a vissuti di tipo relazionale.
Qualcuno, di cui ci fidiamo moltissimo, a cui affidiamo o affideremmo incondizionatamente la nostra vita e tutto ciò che ci appartiene, in qualche modo riesce a procurarci alcuni tagli che a fatica si rimarginano, soprattutto se, nel frattempo, abbiamo quasi soffocato questa parte vitale di noi.
Ci sono veramente alcuni aspetti della nostra esistenza, che spesso ci impediscono di vivere in tutta tranquillità, serenamente.
Mai notato, tra le nostre conoscenze più prossime, sempre se non ci appartiene, quella strana mancanza di gioia di vivere, quel “pessimismo intenso”, magari occultato dietro un semplicissimo, ma infondato:” Io non sono così, e meno male!!!”, tipico dei “rinneganti”?
Oppure la più genuina rassegnazione??
Tutto questo potrebbe essere legato e dipendente da una o più ferite, riguardanti appunto il bambino interiore.
Si parla di cinque ferite emotive, fondamentali, nate in generale dal rifiuto, dall’abbandono, dal tradimento e dall’aver subito un’ingiustizia o un’umiliazione.
Viverle, sperimentarle, ci porta a cambiare spessissimo modalità …, a sviluppare, di solito, delle maschere per non vederle e per non sentirne il bruciore lancinante.
Queste maschere ci impediscono di visualizzare, di identificare e quindi di sperimentare e risolvere, in maniera consona, le ferite emotive, guarendole a dovere.
Per riuscire a comprenderle e a risolverle è necessario andare molto in profondità, in un viaggio che può risultare parecchio doloroso, ma utilissimo, necessario, perché rappresenta per noi l’unica via di salvezza e di guarigione.
Lise Bourbeau, un’esperta di crescita personale, sostiene che possiamo guarire le nostre ferite emotive soltanto andando alla loro ricerca e facendole riemergere, senza nasconderle.
A suo parere, ognuno di noi nasce con delle ferite emotive e il nostro progetto di vita, consiste nell’andare a scovarle, per guarirle ed essere finalmente felici.
In pratica è un po’ risolvere il nostro karma, per lasciarlo andare, utilizzando gli strumenti che, ciascuno di noi reputa più idonei, al suo proprio caso, infatti la studiosa, fa risalire le ferite che dobbiamo affrontare in questa vita, proprio alle nostre vite precedenti.
Il grado della nostra sofferenza, che sia fisica o psicologica non importa,  è comunque indice di quanto siano profonde le nostre ferite personali.
Il processo di guarigione varia e quindi, per qualcuno di noi, può essere molto lungo.
Per guarire le nostre ferite emotive dobbiamo cercare di eliminare i filtri, quasi automatici che frapponiamo, e quindi abbattere le barriere che ci separano da esse.
Abbiamo male dentro e quindi  cerchiamo di barricarci dietro convinzioni errate o di nascondere le nostre sofferenze a noi stessi, prima che agli altri.
Prima ho detto che sono 5 le ferite peggiori, che provengono, come ho già scritto, da un rifiuto, dall’abbandono, dal tradimento e dall’aver subito un’ingiustizia o un’umiliazione.
Ecco quindi quali sono le cinque ferite che possiamo provare a cercare dentro di noi.
Complicato vero?
Sicuramente sì, perché spesso sono ferite multiple, difficili da far riaffiorare, perché giacciono seppellite nelle nostre profondità e perché, in genere, le abbiamo occultate talmente bene, da non esserne assolutamente a conoscenza, consapevoli.
Almeno una di queste potrebbe essere presente anche nel qui ed ora, senza che nessuna parte di noi ne sia consapevole.
Vediamole da vicino.

1) Il Rifiuto

Essere rifiutati, ci procura la ferita emotiva più dolorosa e profonda.
Quando l’abbiamo sperimentata, in genere, non arriviamo poi a restituire la pariglia, rifiutando gli  altri, ma piuttosto non accettando più  se stessi, nutrendo poca autostima e quindi svalutando le proprie capacità.
Non amarsi, però, conduce a non riuscire ad amare gli altri e la situazione in questo modo diventa ancora più tragica.
Le persone con la ferita del rifiuto, in genere, non amano la ribalta, sebbene spesso intelligenti e preparate, e  vorrebbero vivere sempre nascoste e sentirsi quasi invisibili.
Se vendessero un mantello che rende invisibili, sarebbe il nostro acquisto principale, se  ci appartiene questo genere di “fatica interiore”.
Fuggiamo da tutto, soprattutto dalle grandi sfide, eclatanti.
Scegliamo la solitudine e fatichiamo a gestire le emozioni, lasciandoci sopraffare da  queste in maniera spesso pesante e prepotente.
Siamo persone introspettive, dotate di una spiccata capacità di osservazione e di grande intuito, ma tendenti a stare lontano dalle luci della ribalta.

2) L’Abbandono

E’ un’altra gran brutta esperienza.
Se l’abbiamo vissuto, siamo a pezzi e non riusciamo più a trascorrere del tempo da soli, senza qualcuno che ruoti nella nostra vita.
La solitudine pesa ed angustia.
Se ci capita di rimanere da soli, ci mettiamo subito alla ricerca di qualcuno che possa farci compagnia.
Siamo in  forte carenza d’affetto e così cerchiamo in continuazione qualcuno con cui dividere tempo, curiosità, attenzioni …
Qualsiasi situazione che possa far sorgere un problema, ci allarma a dismisura e ci porta a volerla gestire subito, nell’immediato.
Desideriamo sostenere qualcosa e qualcuno, per stare in mezzo alla gente e impegnarci per un obiettivo comune, fare parte di gruppi e associazioni che rispecchiano i nostri punti di vista, le nostre opinioni.

3)L’ Umiliazione

Umiliazione?
Altra gran brutta situazione.
Chi ha dentro di sé la ferita dell’umiliazione, solitamente, tende ad impegnarsi al massimo nei propri progetti e a dare tutto se stesso nel lavoro di gruppo, per evitare altre situazioni no.
La preferenza di chi ha sperimentato il floppppp è per i lavori pratici e artigianali, in cui possiamo esprimere le nostre abilità, creando qualcosa di unico, di visibile, di particolare e concreto: qualcosa che difficilmente gli altri sanno fare, proprio perché così evitiamo confronti deleteri.
Siamo unici e gli altri ce lo devono riconoscere.
Ma la ferita dell’umiliazione c’è, comunque, e può portarci a provare vergogna e un senso comunque di inferiorità.
Questo ci spinge, inconsapevolmente, a cercare sempre di accontentare, soddisfare le esigenze degli altri, invece di dare la precedenza alle nostre priorità, alle nostre necessità.
Empatia e ipersensibilità sono tra le caratteristiche principali di ha provato la ferita procurata dall’umiliazione.

4) E cosa dire del Tradimento?

La ferita emotiva del tradimento è puro bruciore, perché è legata alla fiducia mal riposta, alla fiducia che ad un certo punto è venuta a mancare.
Quali tradimenti?
Una promessa non mantenuta o un’aspettativa non data, non fatta raggiungere e/o non raggiunta.
Se abbiamo dentro di noi la ferita del tradimento sicuramente pretenderemo sempre moltissimo da noi stessi, ma anche dagli altri e non ameremo assolutamente mostrare mai anche il più piccolo segno di debolezza.
Le aspettative per il futuro sono sempre attive e talmente alte, da crearci distacco dal presente e farci vivere in tensione e stress continui.
Il tradimento ci fa esigere il controllo pieno e totale di tutto e vivere così è azzerante ed estremamente faticoso, invalidante.

5)Un’altra brutta ferita nasce dall’ Ingiustizia

Le persone che hanno subito un’ingiustizia e che ne sono state ferite profondamente, vivono molto concentrate sui propri doveri, arrivando al punto di privarsi di ogni piacere, perché credono di non meritare qualcosa di bello nella vita e perché sono convinte che portando sempre a termine al meglio i propri compiti,  otterranno la perfezione e una specie di riscossa, di riscatto.
A volte le nostre ferite emotive si manifestano anche nel nostro aspetto, cioè nella struttura fisica
Camminiamo in maniera rigida, fiera, eretta, quasi altera e tendiamo ad essere molto precise ed ordinate, sempre.

Come siamo???
Beh, sicuramente parlare di questo ci serve, ci aiuta, ma ci affatica parecchio, per cui … mi accomiato, per oggi, augurando a tutti noi di acquisire consapevolezza a proposito di quale tipo di ferita ci sia stata inferta e abbia danneggiato il nostro bambino interiore, per cercare poi di affrontarla e rigenerare e risvegliare dal torpore il nostro piccolo, cioè  la parte vitale e migliore di noi.
Felice indagine e pronto soccorso a tutti!!!
Amorevolmente ti*** degli Angeli quindi

Mi esercito ad Amare ed ascoltare il mio Bambino interiore

“Bimbo mi chiedi cos’è l’amore?
Cresci e lo saprai.
Bimbo mi chiedi cos’è la felicità? Rimani bimbo e lo vedrai…”
JIM MORRISON

I figli hanno bisogno di una sicurezza totale e lo sperimentiamo regolarmente, soprattutto nel nostro contesto, in cui giacciono sotto l’ala, soprattutto materna, fino ad un tempo non ben precisato …
Per adempiere a ciò, li asfissiamo e li seguiamo, crediamo in maniera proficua, amorevole e costruttiva, ovunque, cercando di ovattare qualsiasi situazione possa affaticarli o procurare loro frustrazione..
Nella realtà siamo protettivi nella maniera sbagliata del termine e lo siamo anche verso noi stessi, verso la parte profonda di noi, cioè verso lo spirito indomito e piccino di noi stessi.
Invece, anziché opprimere chi è fuori di noi, ed è altro da noi, anche se lo abbiamo generato, dovremmo offrire sicurezza, attenzioni, certezze, dando premure e tantissimo affetto, alla nostra bambina e Leggi tutto…

Ben ritrovato al mio Bambino interiore

“Il compito dell’adulto e’ far rivivere il bambino che è dentro di se’.”
Stephen Littleword, Nulla è per caso

Parlare di bambino interiore so che risulta molto faticoso, soprattutto a tutte le persone estremamente rigide e inamidate, che popolano la terra, ma egli esiste, c’è e spesso langue dimenticato e trasformato in un piccolo, affaticato e “consunto Smigol”.
Riusciamo ad immaginarlo?
Dobbiamo vederlo come adagiato nel profondo della nostra Anima, irriconoscibile nella sua essenza,  quasi ridotto in polvere …
Brutto vero?
Brrrrr…
Questa immagine, grazie al cielo, non mi appartiene!!!
Il bimbo dentro di me è fresco, vitale, allegro, giocherellone e soprattutto non conosce la parola “rassegnazione”, proprio come qualunque bambino che si rispetti e qualora dovesse impararla, ne morirebbe, ma so che così non è e non sarà mai.
E’ lui che mi spinge ad essere ciò che sono, senza pensieri, senza paure, senza quelle ipocrisie che Leggi tutto…

La sofferenza

Il dolore è il gran maestro degli uomini.
Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.
Marie von Ebner-Eschenbach

Oggi ho deciso di riportare alcune pagine, in maniera integrale, riprese dalla pubblicazione
del Dalai Lama, “La via dell’amore“, affinché ci guidino a riflettere sul vero significato della sofferenza, un qualcosa di così intensamente presente nell’esistenza di molti di noi e del genere umano, in generale.
Concordo perfettamente con le parole di Dino Olivieri :
“Soffriamo non per ciò che ci accade, ma per come ci poniamo in relazione a ciò che accade.”
E’ la nostra modalità, non quello che ci accade, che ci induce a provare un così grande malessere interiore e il fatto che non riusciamo ad accostarci alla novità, che si discosta dall’ordinario, ci rende vulnerabili e poco educativi nei confronti dei piccoli, che apprendendo per imitazione, sono “seriamente e veramente incapaci di Leggi tutto…

Alla ricerca di me stesso

Semplicemente ti

Cercare fa un po’ parte del nostro temperamento: cerchiamo un lavoro, un luogo in cui vivere al meglio, l’oro, un compagno o un marito, …ma sovente non ci cerchiamo.
L’Uomo ha smesso di cercarsi o forse si è sempre “cercato” nella modalità sbagliata, senza quindi correre mai, nemmeno lontanamente, il pericolo di ritrovarsi …
Oggi, grazie ai richiami divini, attraverso le nuove vibrazioni cosmiche ed astrali, siamo rientrati, un po’ tutti, nella modalità del “cercatore”  di sé, vale a dire della propria parte più profonda, spirituale…
Essere un cercatore spirituale significa che la nostra vita , apparentemente così piena e ben nutrita di aspetti materiali, in realtà non ci appaga, non è per nulla soddisfacente, anzi è priva di un vero significato.
In questo modo, attraversiamo di corsa la vita, come fossimo sul punto di attraversare una strada nell’ora di punta, ritrovandoci affannati dall’altra parte, dopo aver zizagato tra un’auto e l’altra, con tra le mani poco o nulla.
Cosa abbiamo ottenuto da una vita così “spericolata”?
Polvere, semplice ed impalpabile polvere, quella che ci appartiene quando, con la morte, ritorniamo ad Leggi tutto…

Esco dalla mia zona comfort

“Alcuni cambiamenti sono così lenti, che non te ne accorgi,

altri sono così veloci, che non si accorgono di te!”

Viviamo lamentandoci spesso per tutto, arrabbiati con il mondo intero e sempre con un retrogusto di insoddisfazione e la sensazione che ci manchi qualcosa, ma … difficilmente ci attiviamo per crescere e rimuovere ciò che genera queste lamentele sterili.
Brontolare e poi non agire … è da inetti, ed evidenzia uno spirito assopito e cullato dal buio che avvolge alcune zone del nostro pianeta …
Si sta benissimo così, nel proprio spazio di “malessere comfort”, da cui è assodato che è incredibilmente difficile uscire, per moltissimi di noi, perché lì ci sentiamo dopo tutto protetti, come in una specie di utero ovattato.
Sembra che l’opinione di molti sia :”Si stava meglio, quando si stava peggio”, quindi visto l’esperienza, non mi attivo più e mi limito a riempire e rimpolpare le fila dei lagnoni, dei petulanti dalla critica facile e non faccio proprio un bel niente …
Ma il niente produce solo NULLA …
La lamentela è sterile e fine a sé, se non è accompagnata dall’azione …e la critica occulta è come Leggi tutto…

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