Sciolgo le mie catene e Vivo.

Già, eppure noi costruiamo ogni giorno armi autodistruttive contro noi stessi, quando coltiviamo relazioni malate e ci circondiamo per mille ed un motivo di persone negative.
L’Amore per te stesso …, quell’Amore che molte volte la stessa umanità non porta avanti e non rispecchia, proprio perché “se non amo me stesso”, non amo nemmeno gli altri.
Che cosa influenza di più le nostre scelte?
Ce lo chiediamo mai?
Beh, emozioni, stati d’animo, scelte e quindi modi di fare, che sono fondamentalmente influenzate da chi ci circonda, dalle persone a noi vicine.
In tanti ce lo ripetono, ed è verissimo: noi siamo la media delle 5 persone che frequentiamo maggiormente …, per questo dobbiamo fare molta attenzione alle persone di cui ci circondiamo, perché spesso vogliono “buttarci giù!”.
Incredibile, vero?
Eppure spessissimo funziona proprio così.
Quindi è inutile perdere tempo a criticare, perché noi siamo tutto ciò che più accanitamente critichiamo.
Quando una persona ci fa stare male, ci tradisce, ci umilia, ci infastidisce, … è inutile perdere tempo nel cercare di capire, di scovare le motivazioni più recondite di certi comportamenti, così come non ci serve stare a tentare di cambiarla, di farla ricredere o crescere …, va allontanata e basta.
Può sembrare un’azione poco amorevole, disdicevole, non fraterna, ma così non è.
Sovente il sotto ci fa incontrare e ci pone accanto il nostro opposto, con l’intento esatto di bloccarci, di fermarci, di non farci essere il meglio di noi stessi.
E’ trascorso il tempo del:  ”Do a tutti un’occasione!”.
Se ci pensiamo lo abbiamo già fatto, perché nel momento in cui lui/lei sono state occasione per noi, noi lo siamo stati per l’altro e se ciò non è accaduto, non succederà più, mai più.
Le motivazioni umane possono essere una, nessuna o 100.000, come avrebbe detto Pirandello, ma ora questo non ci deve più coinvolgere e straziare né il cuore, né la mente, né tanto meno l’Anima.
Allontaniamo subito il detrattore, colui o colei o, peggio ancora, coloro che ci buttano giù.
Qualcuno dice che è difficile trovare la persona giusta, ed è vero, ma spesso la persona giusta non la sappiamo individuare, proprio perché presi da altre persone giunte al nostro fianco con l’intento di “distrarci”, di farci perdere l’attimo, l’occasione, … ecco perché annaspiamo alla ricerca di chi sembra non passare mai lungo il nostro cammino.
Se è difficile trovare la persona giusta, è un errore accontentarsi di quella sbagliata.
Le persone con le quali dividiamo i nostri spazi ed il nostro tempo, hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, quindi è importante che siano quelle giuste, adatte per noi e per questo dobbiamo imparare ad individuare e a riconoscere, chi gioca un ruolo fondamentale nel Bene, nella Luce nella nostra esistenza e chi questa luce la spegne, giorno dopo giorno, ora dopo ora, istante dopo istante.
Evitare ogni forma di ancoraggio e contaminazione.
Se qualcuno ci tiene prigionieri mentalmente, emotivamente o, peggio ancora, fisicamente, non scusiamola, non se lo merita.
Chiunque abusi di noi non si merita nulla.
Perché agisca a quel modo, se non ci è chiaro, non importa, perché per scoprirlo impiegheremmo altro utilissimo tempo, che dobbiamo invece donare a noi stessi e a chi se lo merita.
Lui può essere fatto così, può aver scelto la cattiveria, la perfidia, … o altro come suoi compagni di viaggio … quindi, se non vogliamo condividere questa sua scelta e questa sua modalità di essere, di comportarsi, di vivere, lasciamolo alla “sua storia” e vediamo finalmente di vivere la nostra, secondo i nostri di intenti, di fini e di Valori.
“Io valgo e non merito nulla che noi sia Buono, Bene, Costruttivo, Amorevole e carico di Luce.” Impariamo a ripetercelo, ad augurarcelo, ma soprattutto a concedercelo.
Stare con chi sparge solo … beh, diciamola alla ti, “emmental svizzero ( è una pura esclamazione mia che sostituisce una parolina colorita che comincia per M…), ci riempie di schizzi e ci trasforma.
Le energie si abbassano e tutto soffre in una maniera inaudita.
Il nostro cammino si blocca e … può essere che, se non molliamo, ci voglia un’altra Vita per riprenderlo …
Ne vale la pena.
Immolarsi per chi?
Immolarsi per cosa?
Per un ideale di quella persona, che esiste solo nella nostra testa?
Noooo!
Non è più tempo, soprattutto ora che la speciazione è alle porte o ci sono o mi sono perso.
Più aspettiamo, più  i lacci si rinforzano ed il legame diventa tossico, velenoso, putrescente.
E sarà così, fino a toglierci tutte le nostre energie, energie di cui abbiamo bisogno, mentre dobbiamo vivere la nostra Vita!
Dobbiamo vivere pienamente, è tempo!
Se vediamo che l’altra persona, non importa quali ruoli rivesta al nostro fianco, cerca sempre un pretesto per aggredirci, anche solo verbalmente, per sminuirci, per farci notare cento e una manchevolezza …, instaurando quindi un contatto sempre distruttivo e mai costruttivo, beh, c’è poco da riflettere e meno ancora da aspettare …
E’ vero, un tempo ci veniva detto che dobbiamo sempre lottare per conservare le relazioni, che dobbiamo crederci e lavorare per farle crescere e mantenerle sane, in vita, ma si parlava di “sane”, non di bombe per la nostra distruzione.
Se l’altro non ci riconosce, non apprezza nulla di noi, c’è ben poco da venirsi incontro e da costruire insieme e, purtroppo, sono molti i legami così, ancora da epurare e troncare.
In passato ci sono stati molti divorzi e prima ancora separazioni, così come molte situazioni di parentela o altro, che si sono sciolte, per poco, per inezie, per ciò che andava sanato e poteva esserlo, ma quello di cui oggi parliamo sono in realtà le situazioni incancrenite, quelle che, cascasse il mondo, non si modificheranno di una virgola, anzi, peggioreranno solamente, perché se uno cerca di costruire e l’altro prende a calci qualsiasi mattone venga posato e lo disintegra, a nulla servono la buona volontà, l’Amore, la disponibilità, la gentilezza e l’abnegazione.
Costruire sì, ma ciò che vale, ciò che parte da buone basi, da un piano, un progetto condiviso e sostenuto, pur tra mille fatiche, anche immani, ma insieme.
Già, ma come facciamo a sapere se sia un qualcosa di ancora recuperabile, per cui serva solo un restauro, oppure vada abbattuto?
Dobbiamo capire quando l’altra persona non fa per noi!!!

  1. Chi vuole condividere ti aspetta, ti cerca, vuole scoprirti, ha interesse …, risponde alle tue chiamate, può farti notare qualcosa che non va, giustamente,, ma evidenzia anche ciò che apprezza, gli piace, condivide, trova bello, simpatico, edificante … in te.
    Chi stermina, brucia, fa solo terreno arido intorno è venuto per distruggerci e basta!
    E’ stato sganciato al nostro fianco perché facesse una strage di noi.
    Spesso lo fa, anche inconsapevolmente, ma lo fa e ci usa come pilastri, come ancore di salvezza, come fonti mentali per la sua Vita, per la sua esistenza e sopravvivenza, proprio per non sentirsi sola.
    Siamo noi ad essere importanti per lui, non lui per noi.
    Ha bisogno di noi, che siamo il suo “cibo” preferito.
    Vive, grazie a noi, sui quali riversa tutto il peggio di sé.
    Può essere che non sia una persona cattiva per scelta, ma sicuramente non è il nostro bene, non va bene per noi, per quello che noi rappresentiamo agli occhi del Cielo e per ciò che dobbiamo costruire quaggiù.
    Lui ha dei bisogni che non spetta a noi colmare; la nostra vita vale e molto di più di un sacrificio univoco, perché siamo venuti per molti, per tutti, non per farci divorare da un’unica persona.
  2. Chi ama rispetta.
  3. Chi ama aggiunge valore alla nostra Vita!
    Non prende solamente, ma da.
  4. E cosa dire allora, se l’altra persona ci mente?
    Beh, anche questa è una situazione di tutto rispetto …da prendere in giusta considerazione.
    La fiducia è dovuta ed è importantissima: se riceviamo menzogne una, due, tre volte … non possiamo far altro che accettare questa situazione, come un dato di fatto e niente più, perché la sua modalità non siamo e non saremo mai noi a modificarla, ma solo il/la diretto/a interessato/a …
    Se manipoliamo ogni cosa e la rivendiamo come buona, dobbiamo essere noi a cogliere l’importanza di cambiare, di smetterla, di avere rispetto per noi e per gli altri, altrimenti le loro prediche, i consigli, le richieste, … non serviranno mai a nulla.
    Solo noi possiamo cambiare e per nostra scelta.
    Chi ci mente, mente prima di tutto a se stesso.
    Se ci troviamo a vivere, a lavorare, ad avere rapporti di varia natura, con un bugiardo impenitente, e tre volte è più che indicativo del suo vero “profilo” umano, cosa aspettiamo?
    Ah, già, ma noi siamo giustamente per le occasioni!
    Sicuramente sì, il Cielo ci insegna, ma, come dicono gli Arcangeli; “Tre, non più di tre volte”.
    Se ci vengono tre ricadute di raffreddore o influenza a breve distanza una dall’altra, in genere cosa pensiamo e, di conseguenza, cosa facciamo?
    Come non desideriamo ammalarci di nuovo, la stessa cosa dovrebbe valere con le scottature da bugia.
  5. Momenti di fatica ci stanno, ripeto ancora, ma se l’altro, che sia un collega, un compagno, un fratello … o altro, … non fa che denigrare, evidenziare che questo non va, quello meno che meno, insomma ci limita, ci frena, ci critica sempre … mi dispiace, ma quella persona non ci merita, nella maniera più assoluta e totale.
    Vogliamo vivere tutti, non sopravvivere, quindi abbiamo gli stessi diritti di chi ci limita, ci distrugge, ci rimprovera sempre.
    La vita stessa a volte ci blocca, ci inserisce il freno a mano …, creando contesti particolari e problemi faticosi da evadere, da superare …, per cui non ci meritiamo altra spazzatura e altri problemi.
    Cerchiamo invece persone coraggiose, solari, allegre, disponibili, accoglienti… pronte a venirci incontro a braccia spalancate, non con la lupara puntata …, persone che vogliono vivere appieno, che hanno obiettivi carichi di buone attese, pronte a tifare per noi e con noi.
    Ce lo meritiamo!!!
    Dobbiamo circondarci di Luce, se vogliamo stare nella Luce e sentirci Bene, e fare e diffondere il Bene per noi stessi e per gli altri.
    Trovare chi ci eleva è possibile, basta solo volerlo, chiederlo e partecipare con l’Universo, nel suo raggiungimento.
    Chi ci ama ci aiuta ad esprimerci al meglio, sempre!
    Una situazione, anche se impegnativa, la dobbiamo poter vivere con il sorriso, sempre e solo con il sorriso.
    Se questo non accade è tempo di pesare le cose e decidere.
  6. Chi ci pone dei limiti ci sta insegnando una cosa e cioè a vedere bene e distinguere ciò che non vorremmo mai essere.
    Ascoltiamole!!!

Amorevolmente ti*** degli Angeli.

 

Credo fermamente in me.

Limitare significa circoscrivere e impedire che qualcosa vada oltre, esca, si ampli …
Siamo degli esperti in fatto di crearci questi spazi entro i quali morire
Già, avete letto bene: morire.
Perché scrivo questo?
Perché l’Uomo, spessissimo, si pone dei limiti invalicabili e vive con il freno a mano tirato, come se avesse paura di osare troppo, fare di più, essere migliore

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La Sensibilità

Dove stiamo andando?
Ce lo siamo mai chiesti?
Non ci siamo mai sentiti calpestati e feriti dentro da certi comportamenti, frasi, modi di fare e di rivolgersi a noi?
Lo so, il giudizio degli altri, ne abbiamo parlato la scorsa volta, non ci deve toccare, ma qui non parlo di valutazione, ma di modalità relazionale, spesso poco attenta e poco coltivata.
Come mai ci esprimiamo con così poca “amicizia” e correttezza?
Perché siamo spesso aggressivi anche nel linguaggio?
La disattenzione al prossimo, malgrado la rete infinita di presunti amici sia marcata e sempre più presente, viva, evidente sui social, ci trova cavernicoli poi, nelle relazioni reali, immediate, quotidiane.
Questo riscontro, è uno dei segni più impressionanti del nostro moderno e spietato cammino, attraverso l’arsura, il deserto dei nostri cuori e delle nostre menti, in nome di un modo di vivere disumano e di un Mondo nuovo, tecnologico ed efficientismo, ma fine a se stesso.
Sta scomparendo la sensibilità dal bagaglio spirituale delle persone.
O meglio forse sarebbe dire che sta proprio sparendo il bagaglio spirituale di moltissime persone.
Come mai? Cosa sta accadendo?
Intendiamoci: la sensibilità è un dono, un dono raro e coloro che la possiedono ci Leggi tutto…

Scelgo di non giudicare e di non essere giudicato.

Quante volte ci siamo sentiti e visti accusati apertamente dai nostri genitori, dai familiari, dai nostri prof., dal compagno/a o dalle persone con cui ci siamo trovati ad interagire?
Sovente.
Essere apostrofati con parole chiave, tipo:
“E’ colpa tua, è inutile che lo neghi, questa cosa non sei proprio capace di farla!”
Oppure: “E’ inutile che ti ostini, non sei portato/a per queste cose!”
Il giudizio è la cosa più frequente e ricorrente, soprattutto nelle nostre dinamiche relazionali, ordinarie.
Fin da piccoli ci cade addosso come una sentenza e noi abbiamo una paura tremenda del giudizio altrui, da chiunque venga formulato …
E’’ proprio a causa di questa paura assurda, che moltissimi di noi, non vivono la loro vera vita, ma rimangono ai box, pronti a rientrare nell’anonimato più completo, piuttosto che dover essere vagliati e smembrati con affermazioni che sentono e vivono come gratuite, ma alle quali non riescono e non possono non dare ascolto, adito.
Già a scuola, il risultato di una verifica, comporta il sentirsi nell’occhio del ciclone, quindi giudicati …, anche se non attraverso la parola, ma una formula numerica …
Se poi a casa le reazioni non sono verbalmente e umanamente “gradevoli”, ecco che diventano un rinforno pesante, destinato a creare ulteriori pesantezze e fatiche.
Ecco allora che un voto, una pagella scolastica, diventa così l’anticipo di una pagella generale, di vita.
Se le nostre prestazioni non sono conformi agli standard generali, quindi inferiori a ciò che noi desideravamo per noi stessi, oppure a ciò che la famiglia si aspettava, la situazione diventa veramente faticosa e lascia segni indelebili, segni che ci portano a cercare tutti i modi e le strategie per evitare il giudizio, quindi ci spinge all’immobilità, onde evitare poi “il voto” finale o in itinere.
Questo modo di voler rendere tutto oggettivo, ci spinge a vivere e credere che certi esiti ci debbano accomunare tutti, perché se i più arrivano fino a lì, tutti dobbiamo arrivarci e quelli e solo quelli sono gli standard giusti per me, per te, per noi, per tutti.
Non li hai raggiunti?
Ahi, ahi, sei perso.
Questo è un qualcosa che ci condizionerà per la vita intera.
Ci sentiamo e sentiremo sempre al centro del mirino.
Forse dovremmo iniziare ad osservare questa dinamica da un’altra prospettiva.
Chi ci giudica ci osserva dal suo punto di vista e secondo le strutture mentali che gli appartengono.
Già questo potrebbe farci arrivare alla conclusione che non formula qualcosa di oggettivo, ma bensì di soggettivo, di qualsiasi cosa si tratti, almeno in certi ambiti.
Se chiedo il colore del vestito che indosso, tranne che la persona non sia daltonica, mi verrà risposto per esempio giallo da tutti i miei interlocutori, ma subito dopo ciascuno di loro sarà libero di esprimersi ed allora avrò un commento che mi riporta che è proprio un bel giallo, perché incontra i canoni di gradevolezza del valutante, verso quel colore, oppure che fa schifo, se quella persona non lo ama, o ancora che è proprio bello, senza vincoli, se l’altra persona ama il giallo, a prescindere dalle sue gradazioni e sfumature.
Questo esempio, credo ci porti a riflettere.
Ognuno giudica partendo e consultando la “sua mappa mentale”,  quella che si è creato partendo da ciò che lui ha conosciuto del mondo e nel mondo.
Giudichiamo partendo dalla nostra parziale visione delle cose, dalle nostre sensazioni, che sono soggettive, e legate al nostro passato e, purtroppo, a volte, anche ad un poco d’invidia.
Come ho scritto nella frase d’apertura di Madre Teresa:
“ Se giudichi le persone, non avrai mai tempo per amarle veramente”.
Già!!
Più formuliamo giudizi, più cavilliamo e meno accogliamo e quindi amiamo.
Amare comporta l’accettare l’altro senza scandagliare, senza sminuzzare, senza fare nessun tipo di controllo d’origine e qualità …
Si ama e basta!
E Madre Teresa amava tutti, dal lebbroso, al sano, dal povero, al ricco.
Il non giudizio rientra nella modalità dell’Amorevolezza incondizionata e quindi sia del dare che del ricevere gioioso, nella Luce piena.
C’è una storia, molto simpatica, che ci presenta al meglio la condizione in cui possiamo vivere se diamo troppo peso alle parole altrui e che, d’altro canto, attesta molto bene come il giudizio sia mutevole e legato alle persone che incontriamo.
E’ di Charlie Chaplin … Leggi tutto…

Accetto il mio Ego.

Gli Arcangeli oggi chiedono che vi parli dell’Ego, di una parte di noi che sta frenando, come sempre, la nostra ascesa e la nostra presa in carico di una modalità nuova di essere, di crescere, di vivere e di amare, in modo da poterci rapidamente avvicinare alle dinamiche e alle scie luminose del Cielo.
Sinceramente passerei volentieri la mano, perché riuscire ad inquadrarlo e quindi smontarlo, per poi rigenerarlo e farvelo osservare da altre prospettive, mi spaventa un po’…
E’ parlare di un fantasma che ci attanaglia e ci “perseguita”, ma di cui spesso non ce ne avvediamo.
E’ una parte di noi, così come siamo messi ora, che spesso ci controlla e distrugge la nostra ascesa spirituale.
Di chi sto parlando?
Di un mostro?
No!
Sto parlando dell’Ego, cioè di quella vocina interiore che spesso lavora a favore del Libero Arbitrio sfrenato, contro la nostra disponibilità piena ai “piani del Cielo.”
Questa volta non lo aggredirò, perché fa comunque parte di noi, ma cercherò di avvicinarlo in maniera tale da riuscire a farcelo visualizzare al meglio, per prenderci confidenza (almeno lo spero), ed “amarlo” e farlo quindi interagire al meglio con ciascuno di noi.
L’Ego è colui che ci fa dire al nostro innamorato/innamorata:” Mi ami? Ma quanto mi ami??”
E’ forte e vuole spazio, conferme.
Lui è veramente il nostro migliore e peggiore nemico, è un casino … e ci rende caotica la Vita.
Individuarlo è intrigante e faticoso, perché si sa occultare talmente bene, che spesso non ci accorgiamo assolutamente di avergli lasciato carta bianca e di essere quindi in suo potere, in piena balia dei suoi meccanismi …
Quando vuole qualcosa, sa come fare, è un maestro di bravura in questo senso e sa avvalersi di meccanismi unici, oserei dire, come fosse una macchina: sofisticati.
Incominciamo con il dire che durante la nostra crescita lui è stato un eccellente alleato, perché ci ha permesso a volte di non lasciarci “interamente diseducare” dalle modalità sociali vigenti.
Ribelle, ci ha dato quella spinta a porre dei freni alle interferenze esterne, agli schemi e pregiudizi sociali, che altrimenti sarebbero veramente infiniti, dentro ognuno di noi.
So che tutti, quando iniziamo un percorso spirituale gli dichiariamo guerra, disseppellendo l’ascia del “Mo’ ti ammazzo”, … per poi spessissimo riporla esausti o lasciar comunque perdere quella che avvertiamo come una battaglia “persa”, soprattutto se il nostro sembra piuttosto corpulento.
Non è così.
Non lo dobbiamo cancellare dal nostro dentro, né evitare sempre come fosse la peste, ma imparare a gestirlo.
Oggi voglio spezzare una lancia in sua favore.
Più gli facciamo la guerra e più lui cercherà di marcarci da vicino, con risultati solitamente favorevolissimi a lui.
Vale quindi la pena di cercare di approcciarlo in altra maniera, guardando il suo lato o meglio lati “utili”.
Lui è sopravvivenza, è un appoggio, se però lo conosciamo e quindi lo adoperiamo per noi, non contro di noi…

  • Ecco quindi la prima cosa da fare è veramente: essere consapevoli che sappiamo e possiamo imparare a gestirlo.
    La convivenza è assodata.
    E’ un inquilino difficile da sfrattare e quindi meglio capirlo e farselo amico.
  • Il secondo è quello quindi di riconoscere i nostri comportamenti egocentrici, che scattano dentro e partono quindi dal nostro profondo, proprio per camminare con lui.
  • Osservarli e quindi essere più presenti a quanto ci accade, a come viviamo ed affrontiamo le cose, quando lui è l’accompagnatore del nostro tour. Questo ci farà essere più distaccati da lui, perché scatta la consapevolezza e quindi la possibilità di gestirlo al meglio, di sfruttare gli aspetti positivi del suo modo di operare.

Come?
Beh, ci sono dei comportamenti da osservare attentamente e accettare che ci stiamo muovendo solo per suo volere, non per spirito altruistico, amore, amorevolezza incondizionate.
Per esempio?
Per esempio qunado:

  1. Agiamo per dimostrare.
    Qualsiasi iniziativa stiamo sostenendo, lui è in quel preciso momento, il padrone indiscusso di noi, e noi ci ritroviamo a fare una cosa, non per Amore, in maniera disinteressata, ma perché, in fondo, vogliamo essere riconosciuti, gratificati.
    Ecco allora l’antidoto.
    Ogni volta che stiamo per fare qualcosa, impariamo a chiederci:

“Lo sto per fare in maniera disinteressata, per me o per dimostrare qualcosa a qualcuno?”
“Lo faccio perché amo questa situazione, questa persona, … in maniera quindi incondizionata o lo faccio per me?”
Non è una domanda da poco.
Se lo faccio per dimostrare qualcosa agli altri o a qualcuno in particolare,  sto seguendo i suoi binari, quelli dell’Ego, e quello che faccio non sarà mai abbastanza, non sortirà mai gli effetti sperati, desiderati,  e mai verrà quindi apprezzato a sufficienza e da tutti.
Quando agiamo in questo modo ci facciamo carico di una modalità di muoverci che diventa poi di una vita intera, vale a dire che per tutta la nostra esistenza cercheremo di rendere felici gli altri, per sentirci apposto, appagati, gratificati, riconosciuti, considerati ok.

  1. Cerchiamo di occultare i nostri limiti.
    Cosa significa? Che siamo pronti ad immolarci pur di non ammettere che abbiamo dei limiti.
    Quando per esempio scegliamo dei comportamenti che riteniamo socialmente molto apprezzati o condivisi come eccellenti, per esempio quello di avere più figli, farsi carico di persone affaticate, volere gestire a tutti i costi un ammalato terminale, … spesso crediamo di farlo in nome di uno “spirito amorevole”, mentre in realtà vogliamo “dimostrare” che siamo così, come la società ci vorrebbe e se ci sentiamo affaticati, cerchiamo in tutti i modi di occultare questa nostra situazione, questo affaticamento, perché sarebbe un venir meno, uno sminuirci, un gettare la spugna.
    Non possiamo concederci di non farcela e questo è l’Ego a chiedercelo, non il Cielo, non l’Amore incondizionato verso noi stessi o gli altri.
    Antidoto sarà quindi quindi quello di individuare i nostri limiti, per ascoltarli, accoglierli, abbracciarli e quindi superarli nella modalità che riterremo ogni volta più adatta a oi, più adeguata.
  2. Vogliamo essere visti, a tutti i costi, distinguerci.
    Da piccoli lo manifestiamo con azioni senza senso, pianti improvvisi, strilli, piedi che danzano la rabbia più pura …
    Siamo alla ricerca semplicemente di attenzioni e questo, sotto un certo aspetto, è più normale, ma da adulti un po’ meno.
    Quanti di noi vivono di selfie …
    Perché?
    Cosa cercano?
    Un posto al sole e questo è l’Ego che lo richiede e lo pretende a gran voce.
  3. Vogliamo essere migliori degli altri.
    Questo significa darsi dei livelli e non voler mai scendere, chiedere a noi stessi di vivere in un eterno stato di competizione, di competitività volta solo a primeggiare.

Il pensiero che spesso ci accompagna, in questi frangenti è:”Non esiste che io sia, dia, faccia, risulti… meno di lui/lei.”
E’ una gara senza esclusione di colpi, nella quale prima che verso l’altro, manco verso me stesso: non mi concedo il diritto di sbagliare, di essere a volte meno del possibile, né di potere, per i più svariati motivi, essere meno prestante del solito.
L’essere il meglio non è sbagliato, anzi, lo stesso Spirito punta a quello, ma sbagliata è la modalità, il fine ultimo di questo mio desiderio.

  1. Altra forma dell’Ego, molto forte è quella di voler fare tutti contenti.
    Non è possibile!!
    Se ci aspettiamo che tutti siano soddisfatti di noi, contenti di ciò che facciamo, beh, questo è un traguardo logorante, veramente impossibile ed improponibile, che spesso però pretendiamo da noi stessi, spinti da questa nostra parte, che desidera sempre un posto al sole.
    All’inizio, anche se in maniera inconsapevole, credo di averlo in parte sperimentato, quando desideravo poter cambiare la Vita a chiunque leggesse queste mie pagine …, per riaccendere la Luce interiore, e per riportare tutti al Sé supremo, ma così non è, non può essere.
    Siamo creature, esseri umani in divenire, con centinaia di storie e di Libertà …, quindi pronti a fare, dire, muoversi nelle più svariate modalità.
    Ora non mi chiedo più come sia possibile che qualcuno non colga il senso di ciò che scrivo, né mi aspetto che tutti si attivino subito e/o sappiano vedere i numerosissimi segnali Angelici …
    Per me sono assodati, sono parte integrante di me e perfino un silenzio dei miei Custodi ha un messaggio, è un modo di parlarmi, ma non per gli altri, per la stragrande maggioranza delle persone.
    I numeri sono un codice straordinario, eppure moltissime persone non li vedono, non li colgono nella loro validità piena; anche se li consultano, non mettono in pratica, non notano la direzionalità dei numeri frequenti, non li sentono parte della propria vita e della propria quotidianità.
    C’è chi non si accorge che oggi ricorrono, per esempio, i numeri con l’8, perché il Cielo mi sta invitando ad accogliere l’abbondanza in arrivo, per esempio mostrandomi un 808, piuttosto che un 88 o un semplice 8; domani magari mi verrà sottolineato l’arrivo del cambiamento attraverso le infinite combinazioni del 5 e così via …
    Gli Arcangeli si sbracciano, si “inventano” per noi, ma siamo cechi, sordi, zoppi … beh, diciamo veramente unici nella nostra multiforme sconnessione terrena al nostro Mondo “superiore”.
    Siamo diversissimi, quindi è veramente anacronistico il chiedere/pretendere di essere chiari con tutti, capiti da tutti, simpatici – accolti – raggiunti da tutti.
  2. L’ultima cosa che voglio affrontare oggi è quella che, quando ci muoviamo con l’Ego, vogliamo avere sempre ragione.
    Questa, purtroppo, è una dinamica parecchio diffusa e guasta tantissimo i rapporti sia in generale, che in maniera più specifica, negli ambiti lavorativi, affettivi e/o creativi.
    Quando vogliamo avere ragione, non accettiamo ciò che l’altro ci offre, non importa cosa: un lavoro, se viene da questa persona non va bene, un regalo, non è ben accetto, un pensiero è sconclusionato a prescindere …insomma non c’è nulla di suo che possa farci mettere in movimento positivamente e quindi farci giungere allo scambio e tanto meno all’accoglienza.
    Noi siamo i detentori della verità, stop.
    Quello che pensiamo noi è legge, quello che sappiamo è l’eccellenza, quello che facciamo è solo ed esclusivamente la cosa unica e giusta da fare.
    In realtà, ognuno di noi ha una sua visione del Mondo e noi dobbiamo rispettare questo fatto e amarlo, accoglierlo; la verità assoluta non esiste e siamo qui per completarci a vicenda e per creare in maniera interattiva.
    Usiamo i social per condividere, mentre in realtà sono solo lo specchio del nostro “egoistico modo di fare”, di voler essere e volerci mostrare e dimostrare.
    Se vogliamo costruirci dei rapporti positivi, sani, solidi, non sono queste le modalità da cui partire.
    Se poi vogliamo crescere, dobbiamo entrare nell’ottica che, almeno ogni tanto, dobbiamo saper mettere da parte le nostre barricate e con umiltà saperci confrontare, perché è solo dallo scambio e dall’apertura che aumento le mie consapevolezze e mi arricchisco e contribuisco veramente al bene collettivo, generale.
    Così cresciamo ed evolviamo.
    Portiamo fuori da noi un messaggio più sentito, amorevole, sano, quindi costruttivo e conforme al Cielo.
    Siamo in apertura incondizionata, quindi nella meravigliosa modalità universale, divina, suprema.
    Cosa fare quindi per il futuro?
    Rileggere questa pagina.
    Osservare i comportamenti che abbiamo.

    Non accusarci o puntarci il dito o pensare subito a Tizio che…, a Caio che forse …, per giustificarci, ma preso atto di noi stessi, … con leggerezza, cercare di indirizzare in altro modo la nostra modalità di essere, al fine di ottenere una piena e/o buona collaborazione da parte del nostro Ego.
    Niente quindi “insulti” e dita puntate, ma leggerezza e movimento nuovo per cambiare veramente in maniera costruttiva.
    Così la Vita cambierà e lui, il nostro Ego, si troverà meglio accolto e quindi sarà meno “prepotente” ed invasivo del solito.
    L’azione ripetuta poi diventare un comportamento acquisito e quindi tutto filerà meglio e in maniera più dolce, leggera e costruttiva.
    Così e solo così possiamo diventare incisivi e non invasivi e quindi degli attori validi e capaci di grandi traguardi.
    In tutto questo però, come sempre, dobbiamo avere fede, crederci, perché nessuno può farlo al posto nostro, se non noi stessi.
    Amorevolmente ti*** degli Angeli

Ciao Bambino interiore

C’è una parte unica, forte, capace di smuoverci sempre, anche nei momenti più bui e insicuri della nostra Vita, che spesso giace ferita, abbandonata e dimentica di sé …
E’ la bambina o il bambino interiore, che vive in noi.
Tutti abbiamo questa magica e straordinaria creatura interiore, ma spesso è frastornata, dimenticata, soffocata dal nostro passato e dall’educazione ricevuta.
Mai capitato di vivere un disagio emozionale apparentemente immotivato?
Oppure di avere la sensazione di aver nascosto, nel profondo,  una parte più sensibile e indifesa, che però ci risulta sconosciuta e quasi da tacitare, che di fronte a certi eventi chiede di uscire fuori?
Voglia di dondolarsi sull’altalena?
Di urlare, correndo nel vento?
O ancora di veder improvvisamente, in una giornata qualsiasi, riaffiorare in noi dei ricordi, dei momenti dell’ infanzia in cui abbiamo provato solitudine e sensi di colpa o fragilità?
Oggi parleremo proprio di questa parte straordinaria: il nostro Bimbo interiore, per conoscerlo e risanare le ferite emotive e godere della prorompente Energia che scaturisce da lui!

Ci capita mai di ripetere frasi come: “non sono capace, non ce la faccio”, “non me lo merito”, “nessuno può aiutarmi”?
Mai sentito parlare delle 5 Ferite emotive che sperimentiamo nell’infanzia?
Quel bimbo ferito è molto reattivo, quando da adulti ci si ripropongono situazioni che richiamano il nostro passato “ferente”, che ci portano indietro nel tempo, e quindi nel presente a momenti di reattività incontrollata verso i nostri figli o i nostri genitori?
Non possiamo ricercare e braccare tutti i perché di un tempo, ma possiamo tentare di risolvere i problemi odierni, cercando i perché,  piuttosto che praticando i come.
C’è una dilagante epidemia di malessere emotivo e di confusione esistenziale, una crisi di valori e relazionale, di fronte alle quali l’unica strada scelta dalla massa diventa quella di minimizzare e andare avanti, condividendo semmai la propria insoddisfazione emotiva sui Social tra un acquisto e un altro.
Viviamo di futilità e di insoluti …
E così le persone perdono tonnellate di tempo libero tra shopping compulsivo e smarthphone.
Socializzare?
Meglio online.
La soluzione più semplice? Minimizzare.
Per stare bene?
Spendere…
Come?
Nei centri commerciali o online non importa, l’importante è sentirsi bene spendendo.
Se spendo sono.
Se spendo possiedo, quindi valgo.
Ma spendere e piacere non sono soluzioni valide per le sofferenze profonde del cuore e dell’Anima, che non a caso sono dentro di noi, non fuori.
Se vogliamo avere relazioni sane, sentirci pienamente soddisfatti delle nostre giornate, eccitarci al solo pensiero di dove sta andando la nostra vita, dobbiamo tornare a noi, partendo dalla nostra base, dal nostro sé interiore.
Perché in una cosa Sigmund Freud aveva visto giusto?
Forse il perché ce lo rivela la nostra modalità odierna di “stare al Mondo”;  il 99% dei casini che viviamo, da adulti, nascono, guarda caso, proprio nei primi anni di vita, da come abbiamo vissuto ed imparato ad affrontare ed interpretare gli eventi, soprattutto quelli che reputiamo stressanti e, di conseguenza, da come rispondiamo alle prime vere difficoltà della nostra vita.
Le fatiche?
Tanto più le ignoriamo, tanto più forti diventano.
Niente potrà mai sostituire il lavoro interiore sulla nostra infanzia, su questo, il signor Freud aveva, purtroppo, perfettamente ragione e da vendere.
“ Mi è successo da piccolo, che sarà mai!!”
E’ importante quel che successe, perché qualsiasi evento, soprattutto traumatico, per quanto oggi possa risultarci lontano, di poco conto o banale, ai nostri occhi di adulti fatti e saccenti, lascia ed ha lasciato delle tracce, delle orme, delle ferite,  vere e proprie, che spingono oggi una parte di noi, la più vera, creativa e giocosa, in pratica il nostro ammirevole e magico Bimbo Interiore, a spegnersi, a chiudersi in se stesso.
E questo capita a tutti, nessuno escluso, anche a chi come noi e te, in base ai parametri ufficiali, può dirsi sano, equilibrato, sereno.
Se non lo abbiamo coltivato, il bimbo si è assopito, è regredito e, nel peggior dei casi, sparito.
Ogni evento vissuto da piccoli può lasciare ferite spirituali e poi psicologiche, relazionali, dalle quali fatichiamo poi a liberarci.
Ecco perché oggi sono qui a parlare del Nostro bimbo interiore, forse perché è molto importante ritrovarlo, capire le sue ragioni e reintegrarlo al più presto nella nostra esistenza, da ora, da subito, non domani o dopo.
Perché da questo suo esistere e dalla sua energia, dal suo entusiasmo, dalla sua creatività, dipende il nostro benessere emozionale profondo, la nostra esistenza, e tutto ciò che ha a che fare con il nostro reale equilibrio.
Il nostro vissuto, può essere di gran lunga superiore a quello che la maggior parte delle persone prova, sperimenta, comunemente, soprattutto se non hanno mai fatto percorsi del genere, se siamo cultori e portavoce della Vita del nostro Bambino interiore.
La verità è che solo dopo aver trovato e riabilitato il nostro “Bambino Interiore” schiacciato, reso falsamente adulto, ferito e abbandonato possiamo tornare a sperimentare un vero e profondo benessere generale, spirituale ed emotivo.
Perché stai leggendo questa pagina?
Probabilmente è perché è arrivato il momento  di capire chi è il tuo/nostro bambino o la tua/nostra bambina interiore, cosa desidera veramente, come comunicare con lui/lei e in che modo anche tu/noi, con un po’ di pratica, possiamo riabilitarlo e farlo tornare nella tua/nostra vita, amplificando e rendendo sommo il senso della tua/nostra felicità di ogni santa giornata.
Esiste un modo efficace per superare i propri limiti emotivi riabbracciando il proprio Bambino Interiore? Assolutamente sì!
C’è e lo dobbiamo attivare.
Se il nostro bambino interiore è ferito, la nostra parte adulta non si svilupperà mai in maniera armoniosa ed in modo sano.
Il pregresso è il terreno dell’attuale.

L’infanzia è una fase cruciale per lo sviluppo della nostra personalità.
Noi l’abbiamo voluta e fatta diventare ciò che è.
Quando diciamo che abbiamo una Vita da schifo, spesso attribuiamo ad altri le colpe di tutto questo, mentre in realtà noi siamo, in prima persona i veri e unici artefici del tutto.
È il periodo, la nostra infanzia,  in cui tutto ciò che acquisiamo definisce e definirà chi siamo e saremo.
Oggi, come tra 20 anni.
E’ il bambino interiore colui che ci aiuta e aiuterà nel nostro sviluppo generale come persone, tenendo conto che mente, corpo e spirito saranno sempre perfettamente uniti tra loro.
Durante l’infanzia impariamo a pensare, a riflettere,  ad avere le idee più o meno chiare, su fatti, eventi, persone e noi stessi, in modo da poter discutere, valutare, accogliere  il mondo circostante, l’uomo, la Vita stessa; è in questa fase che impariamo a distinguere il bene dal male, basandoci su valori che ci permettono di formulare giudizi e quindi di comportarci in base ad essi.
È il periodo dei genitori super/eroi in cui loro sono i nostri unici modelli da seguire, le figure che ci danno sicurezza e che ci fanno sentire amati e apprezzati, anche se, purtroppo, a volte accade esattamente il contrario.
Osserviamo i loro atteggiamenti e i loro comportamenti, i quali avranno un forte impatto nelle nostre emozioni, nella nostra percezione della vita, dell’amore, del perdono, dell’accoglienza …
Non serve che ci dicano, noi assorbiamo per osmosi dai loro stessi comportamenti …
Tutte queste sensazioni di amore o di rifiuto, di paura o di fiducia in se stessi, vengono da loro e ci rimarranno impresse nella memoria interamente e per sempre.
Se non soffochiamo il nostro Bambino interiore, possibili danni, verranno rimarginati da lui.
Ma farlo sopravvivere a questa fase è il vero problema di fondo.
Un’infanzia sana è essenziale per il nostro sviluppo ottimale verso l’età adulta, ma sappiamo, purtroppo per esperienza diretta, che la maggior parte delle persone non ha avuto un’infanzia del genere e quindi langue in situazioni “particolari” e perpetra sui nuovi nati gli stessi identici disastri “ambientali”, peggiorandoli spesso.
Il bambino interiore viene sostituito da un nuovo nato, che  è esattamente questo, quell’insieme di credenze, buone e meno buone, che ci sono stati instillate durante i nostri primi anni di vita, sin dal grembo materno, di idee che abbiamo assorbito, che sono rimaste impresse nella nostra memoria e che oggi ci rendono ciò che siamo e che ci fanno comportare in questo, anziché in quel modo.
Quindi, se il nostro bambino interiore è stato ferito, imbavagliato, provato, negato, trasformato …, la nostra parte adulta non si svilupperà in modo sano.
Se gli è accaduto qualcosa, nell’età adulta ci trascineremo un senso di affaticamento, di inettitudine, di abbandono, di disagio … e le ferite emotive ricevute ci bruceranno le carni, oltre che il cuore, la mente e l’Anima e sarà così fino al momento in cui le riconosceremo e faremo un percorso di guarigione interiore.
È importante considerare che, se vogliamo davvero guarire il nostro bambino interiore, non dovremo cercare colpevoli fuori di noi, accusando i nostri genitori di essere i principali responsabili del fatto che noi siamo in un certo modo, ma al contrario, dovremo mostrare loro gratitudine se vogliamo veramente guarire ed essere altro.
Gli Ho’oponopono o le Costellazioni saranno un eccellente toccasana, ma non solo …
Dobbiamo dire, con consapevolezza e dal cuore:
“Grazie papà, grazie mamma per tutto quello che mi avete dato, e anche per quello che non mi avete dato: ora, da adulto, mi impegno ed impegnerò ardentemente, con l’aiuto di Dio e dell’Universo ad ottenerlo.
Grazie per avermi messo nelle condizioni per crescere e diventare Me”.
Sapete perché?
Perché, alla fine, anche loro sono stati un prodotto della propria storia, e ci hanno dato quello che potevano, che avevano loro stessi tra le mani, né più né meno.
Nessuna attività può vendere ciò che non possiede.
Così nelle relazioni.
Non so e non posso dare, se non ciò che mi appartiene.
Siamo convinti che, se loro, mamma e papà, avessero saputo agire diversamente per mostrarci il loro amore incondizionato, lo avrebbero fatto???
Beh, pensiamoci, perché è esattamente così.
Non ci siamo mai evoluti abbastanza e quindi ciò che abbiamo avuto è ciò che era possibile ricevere da loro, né più, né meno che quello.
Recriminare ora non serve, né a noi, né a loro.
Questo non vuol dire che li giustifichiamo in toto, ma che stiamo diventando consapevoli di ciò che sentiamo, riconoscendo i nostri sentimenti e affrontandoli per guarire interiormente.
Oggi siamo adulti e, quindi, responsabili nel cercare e trovare soluzioni, nello sbarazzarci, o nel tentativo di farlo,  di allontanare modi di pensare e comportamenti che ci impediscono di crescere come persone integre, piene, migliori ed evolute spiritualmente.
Bambini.
Essere sempre bambini, sapendo essere sani interiormente, liberati da qualsiasi attaccamento e rancore, proprio come solo  loro sanno fare e ci mostrano.
Nelle Sacre Scritture ci viene detto che per entrare nel regno dei cieli bisogna essere come bambini, e vivere come loro.
E può esserci qualcosa di più sincero, vitale, immediato, reale e puro dell’innocenza dei piccoli, quell’innocenza che viene dall’Anima di un bambino, dal suo cuore infinito e ben connesso al cielo?
No!!
È meravigliosa la semplicità con cui vivono, sempre, senza mai complicarsi la Vita,  come invece sanno fare molto bene gli adulti.
La loro capacità di Amare e perdonare è impressionante, veramente e pienamente da imitare.
Se tutti vedessimo il mondo attraverso i loro occhi, sarebbe veramente un posto favoloso e migliore, in cui vivere perfettamente, tutti.
La grande ironia è che molti bambini vogliono crescere rapidamente e diventare grandi, adulti, e coloro che ora sono adulti desiderano invece, frustrati, tornare bambini.
Ma Bambini lo siamo tutti, se abbiamo un Grande Bambino Interiore.
Cosa possiamo quindi fare, nella situazione attuale?
Tornare ad essere, Spiritualmente,  bambini.
Quando scivolavamo e cadevamo da bambini, cosa facevamo?
Correvamo tra le braccia della mamma per trovare consolazione, perché eravamo certi che lei avrebbe potuto fare qualcosa per farci tornare il sorriso, guarire le ferite e farci stare meglio.
La cercavamo pieni di fiducia, cercavamo il suo abbraccio, e anche soltanto le sue carezze e la sua voce ci tranquillizzavano.
Nelle braccia dei nostri genitori, quando siamo piccoli,  c’è qualcosa di speciale che nessun altro può darci. Quindi, bisogna tornare bambini, per lasciarci ora andare tra altre braccia, quelle del nostro Padre celeste amorevole, di Dio, sicuri del fatto che Lui avrà sempre la capacità di salvarci da qualsiasi caduta nella vita e di guarirci, a prescindere da quanto malandata e profonda sia stata la nostra Vita e le ferite e le sbucciature avute.
Dobbiamo tornare bambini!
Ci piacerebbe farlo?
Penso di non essere l‘unica, ma che molte persone abbiano un bambino interiore molto vivace, attivo e sveglio, soprattutto coloro che non prendono le cose troppo sul serio e che cercano di vedere la Vita da un’altra prospettiva, dal famosissimo lato B, attraverso e come avessero gli occhi di un bambino, come se fosse una grande avventura, imparando ad apprezzare le cose più semplici.
Per questo tutte le persone dovrebbero mantenere un cuore piccino,  infantile, il più puro e semplice possibile, in modo da poter percepire tutto l’Amore e la gioia che Dio ha in serbo per Tutti.

Certo, spesso non si riesce a mantenere questo approccio alla Vita, 24 ore su 24, perché quando, stando in mezzo alla massa, ci riemergono la paura e le frustrazioni, che il gruppo volutamente o inconsapevolmente sostiene, coltiva e promuove, il nostro Bambino interiore si spaventa e allora l’adulto gli parla e lo rassicura dicendogli a gran voce:
“Sii calmo piccolo mio, adesso io adulto, ti coccolo e mi prendo cura di te.
Dio si prenderà cura di entrambi.
Non c’è nulla da temere, siamo tutti e due al sicuro“.
E’ tempo di abbracciare il Bimbo Interiore, di riportarlo in Vita, di dargli modo di essere e parlarci …
Guardiamolo negli occhi e lasciamolo poi libero di parlarci e raccontarci cosa e come fare e poi seguiamolo …
Non si è mai troppo grandi per farlo rinascere, anche se ci vuole un pizzico di follia, una grande passione e tanta Fede.
Amorevolmente ti*** degli Angeli.

“Quando penso alla mia bambina interiore, la bambina che ero, mi rendo conto che lei è uno degli eroi non celebrati della mia vita.

Le sue ferite sono state coraggiosamente sopportate, il suo dolore spesso è stato silenzioso.

La sua determinazione mi ha tenuto in vita, i suoi sogni mi hanno spronato a camminare.

Il suo Essere Selvaggia mi ha donato la libertà.

Il suo coraggio e il suo spirito vivono dentro di me adesso.

Io la libero dalla vergogna o dalla colpa, la libero dalla responsabilità.

Benedico lei e la onoro, mentre continuo il mio viaggio, grata per il suo lavoro.”

Accetta e sarai accettato

Essere accettati è quasi un bisogno scritto nel nostro DNA, soprattutto in una società come la nostra, dove il renderci tutti uguali, crea discrepanze, paure e quindi forme di isolamento, a volte veramente forti e difficili da gestire.
Il diverso non piace, non è ben visto, non è amato, né spesso cercato.
Naturalmente, ci sono effettivamente situazioni nelle quali tutti abbiamo bisogno che qualcuno partecipi al nostro vissuto, oppure convalidi le nostre emozioni e decisioni, quindi è perfettamente comprensibile, che almeno ogni tanto si senta questa esigenza e si cerchi di colmarla.

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Non abbiamo altro che il tempo

Il discorso tempo non solo mi affascina, ma è, attualmente, un punto fermo, indispensabile da affrontare, sia per il nostro cammino verso il “cambiamento” in essere, che per un maggiore benessere individuale, di ciascuno di noi.
Il Tempo lo “vivo intensamente”, e sono consapevole di quanto e in che misura dovrebbe appartenerci e di come in realtà venga sciupato, poco compreso e vissuto dalla maggior parte di noi.
Siamo distruttori di questo dono, che non cogliamo come tale.
A cosa diamo molta importanza, oggi?
All’apparenza!!
Quindi viviamo per e di soldi, la macchina, i vestiti, il computer, la casa…, senza accorgerci che questi tesori non li possediamo davvero, perché sono solo “cose”, oggetti, beni materiali che stanno con noi fino al momento in cui li perdiamo, si rompono, ci vengono sottratti o li regaliamo.
Già, le cose si possono perdere, rompere, possono passare di moda, o possiamo cambiarle perché ci siamo stufati di averle intorno, proprio perché sono beni effimeri e spesso ancoranti.
Può arrivare un terremoto e spazzare via tutto.
Sono oggetti, strumenti, sicuramenti utili, ma di passaggio nella nostra vita.
Solo il tempo è davvero nostro, perché di cosa è fatta la vita, se non di tempo?
Possiamo credere al destino, a qualche divinità o al nulla, al karma, oppure al caso oppure al niente, ma c’è una verità su cui non possiamo non essere tutti d’accordo:
ognuno di noi nasce con in dotazione una certa quantità di tempo e solo e soltanto quella.
Ecco il vero dono che ci viene messo a disposizione da Dio, il Tempo, il Libero Arbitrio e niente altro o meglio nulla di strumentale, per essere noi.
E’ lui il bene più prezioso e non sappiamo quant’è, ma solo che tutti lo possediamo, sebbene in misura diversa, e che, prima o poi, finirà.
Non importa allora se siamo ricchi, poveri, arrivati o sbandati, bianchi, rossi o neri.
Il tempo finisce per tutti.
Il tempo non si acquista, gode di ben altre dinamiche, rispetto ai nostri adorati oggetti ordinari ( televisori, cellulari, auto, case, pellicce …) allora è una ricchezza limitata, perché non ci sono crediti, entrate, in questo tipo di economia, è una “risorsa esauribile”.
Non ci sono nemmeno possibili investimenti per farlo moltiplicare ed averne altro.
Ci sono solo uscite, nessuna entrata, nessun bonifico, nessun buono del tesoro …
Nasciamo con un conto aperto, destinato solo a consumarsi, giorno dopo giorno, fino al suo completo esaurimento.
Una miniera che si consuma.
Cosa ci è dato allora?
Di gestirlo, di riuscire ad usarlo bene, anzi benissimo!!
Meglio lo useremo e più frutti lasceremo e saranno loro a parlare di noi, a continuare a fruttificare in questa specie di “Banca Etica”, semi e frutti che si moltiplicheranno, attraverso altre persone, che verranno dopo di noi.
Ogni ora spesa bene, genera un seme morale, animico, spirituale, quindi un qualcosa che ci accompagnerà per sempre e ci seguirà, quando lasceremo il corpo mortale, nell’oltre.
Attualmente l’unica cosa che possiamo controllare, a proposito del tempo, è quindi cosa avere in cambio.

Pensiamo a come occupiamo i nostri 86400 secondi giornalieri …
Non ci viene un po’ di pelle d’oca?
Preleviamo otto ore e andiamo a lavorare, cioè le vendiamo in cambio di denaro.
Ne prendiamo altre due, del nostro tempo, e le usiamo per andare in palestra o leggere un libro.
Ne utilizziamo altre due e le spendiamo per guardare il Grande Fratello alla televisione.
Spesso ci ripetiamo che lavoriamo per poter vivere e comperare il necessario per farlo; in realtà non compriamo le cose con i soldi, ma con il nostro tempo, con il tempo, sottratto alla Vita, quel Tempo che ci è servito per guadagnarli.
Se compriamo un cellulare di ultima generazione che costa come un mese di stipendio, noi non l’abbiamo comprato con i soldi, ma con un mese della nostra vita.
Vale quella cifra?
Solo noi possiamo stabilirlo, ma è bene esserne consapevoli, saperlo.
Pensiamo quando soddisfiamo gli apparenti bisogni dei figli, dando tutto questo e pensando che così e solo così essi possano stare al meglio e crescere felici, oppure ai bisogni di altri …
È bene pensarci e finalmente accorgersi che quel mese non tornerà mai più indietro.
Viviamo per cose senza senso e per loro spendiamo, consumiamo la nostra vita.
Non siamo assurdi?
E quanto siamo, a volte,  gelosi delle nostre cose inutili?
Per illuderci di essere ricchi sprechiamo l’unico bene prezioso che possediamo: il TEMPO.
Per fare qualcosa che abbia veramente un valore, invece, aspettiamo e sovente andiamo ripetendo che ci manca il tempo per farlo.
Troviamo scuse per le cose che fanno veramente crescere e rincorriamo quelle che ci derubano, rimandando il nostro meglio a “domani”.
Ma alla fine arriverà quel giorno in cui di “domani” non ce ne saranno più.
Ecco allora perché, moltissime Anime, sebbene abbiano abbandonato il corpo fisico, non vogliono staccarsi da quaggiù: un sacco di rimpianti, di insoluti, di ore e giorni, mesi anni, persi, che ora vorrebbero inutilmente indietro …
E tutto il tempo che avevamo a disposizione ormai è lì, a terra, sabbia che ci è scivolata dalle dita mentre eravamo beh, diciamo un tantino distratti.
Da chi?
Da che cosa?
I modi per farci “rubare il tempo” sono moltissimi, subdoli e spesso travestiti da “necessità e priorità”.
Sappiamo bene,  che siamo sempre trafelati, con le giornate piene di impegni e doveri nei confronti dei figli, dei clienti, dei parenti, del marito, della casa, delle attività sportive di un figlio anziché dell’altro, della parrocchia …, ma cosa ne è o ne è stato di quel progetto a cui tenevamo tanto?
Dove è mai finito?
E’ in essere, procede?
Abbiamo ancora un po’ di tempo per pensarci e per occuparcene?
Riusciamo a dedicargli tutte le attenzioni che merita?
Mi viene da sorridere, pensando ad una frase che ho raccolto l’altro giorno e che, sicuramente ci appartiene, è di tantissimi di noi:

“So esattamente che cosa devo fare, ma non ho nemmeno più il tempo di pensarci!”

Non ci ritroviamo in questa affermazione?
Molti di noi potrebbero averla fatta …
Siamo talmente incastrati e risucchiati dai doveri, che ci manca persino il tempo di “pensare” a quello che vorremmo fare.
Assurdo?
No! Vero.
Ci sentiamo spesso impotenti per come gestiamo il tempo, che sembra non bastare mai …
Ma come è possibile fare diversamente?
Il lavoro, la famiglia, la casa e si arriva a sera sfiniti con solo la voglia di staccare la testa per prepararsi alla nuova giornata che, indovina un po’, sarà esattamente  uguale a quella precedente.
Il nostro dilemma più grande, soprattutto per noi donne?
I sensi di colpa!!!
I terrificanti sensi di colpa nell’eterno conflitto tra il nostro dovere di dedicare tempo alla casa, ai figli, trascurando quindi ogni altra passione  e il desiderio fortissimo di impegnarci per realizzare un grande sogno, trascurando, pensiamo e crediamo, casa, camicie da lavare e stirare e  figli.
Così però, i giorni passano e con essi la nostra Vita ed il tempo concessoci.
Progetti?
Boh, forse un giorno, quando avremo il tempo!
Quale???
Lasciamo  nel cassetto la parte migliore di noi, i nostri sogni, le spirazioni, le scintille animiche, senza riuscire ad essere mai pienamente noi, e a volte nemmeno lontanamente noi, convinti che, se solo il Padre celeste ci potesse concedere un po’ di altro tempo e noi ci ingegnassimo meglio, sapremmo e riusciremmo sicuramente a fare meglio di così.
Ma così siamo già al top nello sprecare il nostro tempo, cosa vogliamo di più?
Se il Padre ci concedesse altro Tempo, sarebbe l medesima cosa.
Lao Tzu diceva “Anche il viaggio più lungo comincia con un solo passo”
Quando ci decideremo a fare questo passo, almeno uno?
Dopotutto fare qualcosa ogni giorno potrebbe darci la soddisfazione di andare avanti anziché restare fermi, immobili o peggio, andando all’ indietro!
Avere il tempo per pensare al nostro progetto reale ed ideale, ci permette di pianificare ogni azione da compiere per concretizzarlo.
Pensare al nostro progetto vuol dire trovare le informazioni che ci servono, vuol dire attivarsi, conoscersi, crescere, essere.
Pensare vuol dire anche trovare il tempo per conoscere, informarci, riflettere, studiare le strategie da mettere in atto una dietro l’altra con un nuovo magico criterio.
Il problema è che non riusciamo, non possiamo pensare a noi, quando stiamo lavorando, svolgendo pratiche importanti o rispondendo ai clienti, oppure il nostro capo stressa, i colleghi ci distraggono, il telefono suona, continuamente, ed i messaggini e le email arrivano a ripetizione.
Vogliamo parlare anche del tempo dato per i social?
Forse è meglio di no, è meglio inserirli nel conteggio generale e fingere di nulla.
Il problema è che non possiamo pianificare nulla,  mentre stiamo seguendo i figli, svolgendo un lavoro con un collega, tenendo o facendo un corso, correndo a folle velocità ad un appuntamento lavorativo, oppure ci stiamo aggiornando, o rassettando per la milionesima volta la casa o stirando le camice.
E con tutti questi problemi come e dove troviamo il tempo che realmente ci serve?
Ecco la bella notizia: il tempo c’è, come ci siamo detti, ma non lo vediamo, non  riusciamo a quantificarlo, a viverlo e lasciarci vivere da lui, bene e realmente!
E perché non ci “appartiene realmente” al meglio?
Non lo vediamo perché ci manca la consapevolezza di quello che facciamo nel nostro qui ed ora.
Siamo abituati a focalizzarci sul lavoro, sugli obblighi, sui doveri che abbiamo verso gli altri, sulla to-do list da spuntare, mettiamo questa attenzione sulle nostre “macro attività” della giornata e tutto ciò che non rientra in questi “blocchi prestampati, predefiniti” è come se ci passasse sotto gli occhi senza che si riesca ad afferrarla, perché non gli prestiamo attenzione, nella maniera più assoluta.
Ci sono una serie di attimi meravigliosi, di momenti, … minuti a volte ore intere, che stiamo vivendo senza rendercene conto.
Come recuperarci?
La prima cosa da fare è iniziare a PENSARE alle cose che ci fanno stare bene e cominciamo a metterle sotto i riflettori della nostra attenzione e così avranno subito più spazio e possibilità di fiorire.
Possiamo e dobbiamo trovare RITAGLI di TEMPO per, … a seconda delle nostre necessità, per pensare, leggere, oziare, scrivere, studiare, ascoltare o perdere anche il nostro tempo, ma in modo consapevole.
Dove trovare questi frammenti di Tempo?
Dovunque.
Mentre aspettiamo l’arrivo della metropolitana o stiamo viaggiando su un mezzo pubblico.
In attesa di qualcuno, con cui abbiamo un appuntamento
Quando siamo in coda a qualche sportello pubblico.
Nella sala d’attesa di uno studio medico.
Mentre tergiversiamo in attesa che la lavatrice finisca un ciclo di lavaggio/asciugatura.
E mentre cuciniamo?
Benissimo! Se stiamo preparando qualche pietanza che richiede lunghi tempi di cottura, che non necessitano della nostra presenza attiva e costante …
In attesa che i figli terminino gli allenamenti o le vasche in piscina …
Appena svegli oppure prima di dormire, ma facciamolo!!
Facciamo attenzione al tempo che passiamo sui Social, chiedendoci quanto ci è utile al nostro scopo quello che stiamo facendo.
Poco?
No, è Tempo che sprechiamo, semplicemente non apprezziamo e di cui spesso ci lamentiamo.
Ci sono momenti che ci sembrano troppo brevi per metterci a fare qualcosa, ma se ci organizziamo possiamo dedicarci a ciò che amiamo anche in questi ritagli di tempo senza incidere sui nostri ritmi ordinari di vita.
E la concentrazione?
Tranquilli!
Una volta preso il via entra in automatico.
Meglio darsi questa occasione che trascorrere quei ritagli  a parlare male con le altre mamme che attendono il termine della lezione d’inglese del figlio, piuttosto che il proprio turno dal medico.
Possiamo scegliere! Scegliere di non fare nulla o di fare del nostro tempo il nostro migliore alleato.
Le strategie che possiamo far scattare, per smettere definitivamente di dire: “Non ho tempo …” sono davvero tante e devono potersi adattare al nostro stile di vita,  per essere efficaci e sostenibili nel tempo.
Altrimenti?
Altrimenti continueremo a sciupare ciò che ci appartiene fino al giorno in cui ci verrà presentato il conto, nostro malgrado.
Pensiamo per un istante a quanto ne sciupiamo mentre siamo nei negozi di abbigliamento, pensando di comprarci una personalità, un’immagine?
Oppure a tutto il tempo dedicato ad accumulare cose che non ci porteremo mai nella tomba, speso per impressionare persone che non ci hanno dato nulla in cambio, oppure a riempirci la testa e la casa di futilità.
E contemporaneamente rivediamo tutti i sogni e i desideri che non abbiamo realizzato, le persone che non abbiamo conosciuto, le parole che non abbiamo detto, le cose che avremmo sempre voluto fare, ma non abbiamo mai fatto.
C’è discrepanza?
Dovremmo iniziare ad essere più avari del nostro tempo, e più attenti all’uso che ne facciamo e per le cause per cui lo spendiamo, perché quello che ci rimane è il solo che avremo. E sta scorrendo, anche ora, adesso.
Partorito qualcosa da questa riflessione?
Io spero, vivamente, e parlo anche a nome degli Arcangeli, che ci sia da parte nostra una maggiore responsabilità nella gestione del nostro tempo, in nodo da arrivare al termine di questa nostra vita, soddisfatti e felici per aver Vissuto e alla grande!
Amorevolmente ti*** degli Angeli.

“Non compro le cose con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli”

Credo in me


Oggi parleremo di una modalità ordinaria che ci contraddistingue, che non rende però straordinaria la nostra Vita.
Proviamo a chiederci:
“ Io perché sono qua?”
“Per amare?”
“Fare figli?”
“Per un caso?”
“Perché? Non lo so!”
“Perché qualcuno mi ha fatto nascere?”
Sì, ma ora che ci sono, come la mettiamo?
Cosa vogliamo farne della nostra Vita?
In genere viviamo come se avessimo a disposizione una quantità infinita di anni e quindi di occasioni, assecondando gli inviti altrui ad essere e fare così o cosà, …ma dando poco, ben poco spazio a noi, soprattutto noi donne.
Si vive costretti in ruoli dove tutto è strettamente calcolato, misurato, predisposto, scandito da calendari biologici e non, secolari.
Quando però, crescendo, riaffiorano i tuoi veri bisogni, le ambizioni, le abilità, le attitudini, i sogni, i desideri … e appaiono contrari a queste dinamiche millenarie, tutto diventa faticoso e il circondario lavora alacremente per smontarti al fine di evitarti il “disastro” di non appartenere all’ordine costituito.
Cosa voglio dire?
Lo vediamo osservando le nuove generazioni.
Siamo stati “etichettati” ed educati ad essere uniformemente “uguali”; siamo una moltitudine omogenea e le nuove generazioni ci spiazzano, perché tra noi i mancini sono pochi, i gay contenuti, i nomadi dentro, inesistenti o calcolabili sulle dita delle mani, mentre tra i ragazzi di oggi  spesso non ci sono le nostre costanti; perfino negli apprendimenti hanno un altro modo di approcciarsi al sapere, di viverlo, di farlo proprio, tanto che dobbiamo creare percorsi personalizzati, facilitati e/o per ….
Per evitare ciò che sta venendo avanti lo strumento di “tortura” più comune, soprattutto nel passato, è stato il boicottaggio dell’autostima, che in parole diverse, non è altro che la fiducia in noi stessi, tanto che oggi non si parla d’altro.
E’ uno dei mali più comuni, uno dei fattori più determinanti per la nostra riuscita, in tutti i settori, o del nostro tragico naufragio.
Privarcene è stato il modo per tagliarci le ali.
Oggi, appunto, cercheremo di ragionare insieme su questa benedetta e sacrosanta autostima, facendo una chiacchierata un po’ inusuale, ma spero proficua.
Riflettiamo …
Qual è l’amica fedele che ci accompagna dal giorno in cui veniamo al mondo?
Lei, la tanto temuta e cornifica “morte”.
Il nostro atteggiamento nei suoi confronti può essere quello di temerla e quindi fare continuamente tutti gli scongiuri del caso, oppure usarla a nostro esclusivo vantaggio.
Lei può essere il peperoncino per dare un impulso nuovo al modo di procedere lungo il nostro cammino.
Quante volte, osservando gli altri, abbiamo sospirato e magari desiderato essere “liberi”, felici, fortunati, belli, impegnati, riconosciuti, innamorati, sereni, in salute e tanto altro, come tizio o caio??
Quando qualcuno sta bene e ha ciò che noi non abbiamo, finiamo sempre per imputare alla “fortuna”, alla sua buona sorte o alla sua sicurezza ciò che gli viene riservato.
Lo guardiamo e vorremmo poter essere esattamente come lui, ma all’occasione ci ritraiamo, come spaventati.
“Beato lui che può!” è poi sempre il commento.
“Beato lui”, aggiungo io “che non si pone limiti!”, al contrario di moltissimi di noi.
Ahi, ahi, è tempo di cambiare prospettiva.
La vita un dono MERAVIGLIOSO è stata creata con uno scopo, per raggiungere il quale, dobbiamo usare al meglio e al massimo tutto ciò che abbiamo ottenuto in dotazione dal Padre Celeste.
Vivere al di sotto delle nostre possibilità è umiliare chi ci ha creato.
E’ non riconoscere il valore di ciò che abbiamo ricevuto; è camminare come un topino, quando siamo gazzelle.
Ci manca la fiducia.
Come e cosa possiamo fare?
1) Concederci più fiducia!
Non sto prendendo in giro.
La fiducia noi la attendiamo sempre dagli altri, mentre in realtà siamo no, in prima persona,  a concedercela o a negarcela.
Se io parto sostenendo che non riuscirò a fare una cosa, non ne sarò capace, perché il mio cervello obbedirà pedestremente a questo mio semplicissimo comando.
Non abbiamo bisogno di nulla di speciale, tanto meno di una bolla pontificia esterna a noi, per farlo e concederci tanta immensa e sana fiducia.
2) Fiducia significa essere se stessi, darsi fede, concedersela, indipendentemente da quello che pensano o possono credere e pensare gli altri.
Un bambino in genere ce l’ha dentro, ma le nostre insicurezze gliela spengono.
Noi diciamo che sono spericolati e non calcolano e valutano il pericolo …
In realtà sono molto fiduciosi, quindi meno fifoni e più temerari di noi.
E’ così che impariamo a parlare, camminare, correre, andare in bicicletta.
Poi rallentiamo, perché ci adattiamo agli atti terroristici di massa, partendo dai nonni,  ai genitori in poi… fino ad arrivare alle condizioni in cui poi verseremo per tutta la durata della nostra vita, fatte salve alcune eccezioni, se mai ce le concederemo.
Fidarsi è avere un senso di forte legame al Cielo, di integrità speciale, che abbiamo dentro, ma dobbiamo riconoscercela.
3) Poi dobbiamo anche accettare la sfida, a volte, con noi stessi, quando ci vengono quelle idee strane, che richiedono maggiori attenzioni e un briciolo d’incoscienza, propria del nostro bambino interiore.
Questo significa FIDARCI.

Fidarci ogni singolo giorno.

Quello che ci è passato nella mente è sicuramente qualcosa di grande, che il cielo proteggerà, ma ha bisogno delle nostre menti e delle nostre mani per progettarlo, attuarlo, affinarlo e magari espanderlo e migliorarlo.
Solo noi possiamo essere i sommi artefici e sostenitori di ciò che nasce da noi, grazie a Dio ( sì, perché non dobbiamo dimenticarci mai che Lui lassù, “non sta solo a guardare!”).
Non pensiamo di farcela?
4)  Partiamo con piccole sfide.
Ogni giorno un qualcosa, anche piccolo, ma concediamocelo.
Facciamo come l’atleta: esercizio costante, per ottenere il massimo dei nostri risultati.
La sfida mina vecchie credenze, le sgretola, le smantella ed aumenta il nostro spessore, rendendoci migliori.
E’ così che, giorno dopo giorno rieduchiamo la nostra mente alla fiducia e ci concediamo di poter dare di più; entra finalmente in gioco la convinzione che valiamo di più, anche noi possiamo e sappiamo fare, quindi in qualche modo valiamo.
5) Dobbiamo poi avere la consapevolezza che la fiducia è un qualcosa di variabile, non di assoluto, quindi un qualcosa che dobbiamo sempre mettere in atto e ogni volta con modalità diverse, per cui dobbiamo sempre metterci in gioco e ricrearla , ampliarla, trasformarla, perché possa aiutarci in ogni momento e in tutte le imprese che intraprendiamo.
La fiducia non è statica, non la conquistiamo una volta per sempre, ma la dobbiamo spesso riadattare, ampliare, recuperare.
E’ quindi un mettersi  sempre in discussione.
Questa è la Vita.
E’ la modalità di chi vuole il meglio per sé e per gli altri, di chi ambisce a dare molto.
6) Per fare questo devo circondarmi di persone attive, dinamiche, pronte a mettersi in gioco, sempre, cioè sviluppare il gruppo dei pari, uscendo dal solito gruppo, dalle vecchie frequentazioni se e quando non ti sorreggono e non sono stimolanti.
Per esempio, non mi verrà mai voglia di mettermi lavorativamente in proprio, se frequento solo amici il cui unico interesse è non avere problemi e pensare alla birra e alla partita alla tv o allo stadio.
Le idee nascono come sogni e diventano realtà, se trovano un terreno fertile, se vengono sostenute, se trovano un ambiente vivace, desideroso di uscire dagli schemi, pronto a mettersi in gioco.
Se c’è calma piatta, non nascerà, né crescerà nulla.
Risultati diversi si ottengono con azioni diverse, è una legge fisica.
Sta a noi ricordarcene ed applicarla.
“Ah, ma loro sono la mia famiglia!”
Oppure:
” Sì, ma sto con loro dalla scuola materna, come faccio a lasciarli?”
Beh, scegliendo: tu e le tue giuste ambizioni e prospettive, o loro, le loro modalità e la solita minestra.
Cosa fare?
Quello che più ci interessa, ci piace, ci stimola, ci intriga.
Corsi, corsi di formazione, stage, … qualsiasi cosa ci piaccia, ci incuriosisca, ci sembri un’occasione da non perdere.
A quante cose rinunciamo per non uscire dalla solita cerchia?
Ma è questo che siamo venuti a fare?
E’ per questo che siamo nati, che sono nato?
Frequentiamo invece persone con alti standard, che ambiscono al meglio, che vogliono sempre di più, perché questo non ci permette di sonnecchiare nella mediocrità, di addormentarci, di rifiutare il nostro meglio e di usare pochi dei talenti avuti.
Quanto tempo abbiamo a disposizione?
Sicuramente è un tempo, anche se ampio, sempre limitato, quindi vale la pena di usarlo bene, sempre e solo per il nostro e l’altrui meglio.
Accogli le sfide e non conoscerai confini.
La Vita è un dono e non va sprecata, mai.
Amorevolmente ti*** degli Angeli

Cosa fare quando il dolore bussa alla porta

Uno dei dolori più intensi da affrontare e risolvere è la “scomparsa” della persona che amiamo o abbiamo amato o con la quale avevamo un legame particolare.
Quando qualcuno esce dalla nostra Vita, e di solito è per sempre, si crea in noi uno stato di dolore veramente intenso e sicuramente faticoso da vari punti di vista.
Non importa se si tratti di una morte reale, di un abbandono o di una perdita, … perché comunque sia avvenuto il fatto, è un’assenza, un vuoto fisico e corporeo, prima che di altra natura, quindi sostanzialmente identica nelle sue dinamiche evolutive successive.
Se dopo l’accaduto, pensando sia giusto e sacrosanto girare immediatamente pagina, ci invitiamo ripetutamente a dimenticare, a voler cancellare quella persona dalla nostra Vita, dai nostri pensieri, stiamo per cozzare come il Titanic contro un iceberg, quindi siamo prossimi ad affondare, passando dal dolore alla sofferenza, cioè a quel circolo poco virtuoso che ci divora, ci consuma, ci trasforma in altro, cioè in individui pericolosi per noi e per gli altri.
Soffrire poi, ci porterà a rinunciare, a negarci tutte le occasioni che l’Universo ci offre e ci consiglia, e a provare paura per tutto ciò che potrebbe farci riprovare le stesse sensazioni, la stessa esperienza, la medesima ferita.
La sofferenza è altro dal dolore ed è gestita potentemente e prepotentemente dalla nostra mente, la quale ci conosce bene e sa perfettamente come intimorirci, propinandoci tutte le possibili sventure che ci toccherebbero di nuovo, se approdassimo ad un’altra relazione, ad un nuovo incontro, ad una nuova amicizia.
Amicizia, amore, relazione anche lavorativa rientrano quindi in un vortice di “pessime occasioni” per sicuri e mortali sofferenze e ferite future, che la mente ci consiglia caldamente di evitare.
E’ solo una forma di difesa, di autodifesa, la quale però gioca a nostro totale svantaggio.
Quello che sto dicendo è che quando qualcosa finisce dobbiamo dare spazio al dolore, perché la ferita c’è e Leggi tutto…

Oggi lavoro con un Coach speciale

Giornate impegnative, il tempo che scorre frenetico …
Molte domande e varie situazioni che scivolano …
C’è bisogno di un supporto per avere la certezza di andare nella giusta direzione ed avere qualche pacca sulla spalla, affinché la Fede non vacilli e tutto sia nel migliore dei modi.
A chi possiamo guardare, con l’ok angelico?
Ho chiesto all’Universo un “segno”, una spinta …
Vi garantisco che a tutti avrei pensato, tranne a lui, Bruce Lee.
Credo che lo conosciate quasi tutti, chi più e chi meno.
Ecco io appartengo alla categoria dei meno, forse meno –  meno ….
La risposta arriva in poche ore: lo incrocio mentre cerco e scelgo, con gli Angeli, una frase per le Leggi tutto…

Ho toccato il fondo

Quando tocchiamo il fondo e ci sentiamo mancare, dobbiamo solo lasciarci andare alla forza vera dell’Universo che sa e ha la visione globale del nostro cammino, quella panoramica che a noi manca.
A volte la Vita, soprattutto quando siamo in chiusura dei vari capitoli personali,  e quindi il cambiamento bussa alla nostra porta, ci fa rimanere senza fiato, trafelati e spaventati, in un’attesa spasmodica, che vorremmo solo evitare, distanziare da noi…
Perché parlare di questo?
Forse perché molti di noi, in questo periodo, stanno percorrendo un sentiero un po’ più faticoso e sconnesso del solito e quindi percepiscono un particolare cambiamento in atto che terrorizza.
Il cambiamento volteggia nell’aria.
Lo respiriamo, lo sentiamo sulla pelle e dentro le ossa …
La reazione è completamente personale, veramente soggettiva: alcuni avvertono una spinta strepitosa a cambiare vita e il desiderio di assecondarla, ma per i più, molto spesso il cambiamento spaventa e immobilizza e basta.
Non sono abituata all’immobilità, ma la conosco e la vivo di respiro, perché appartiene alla massa, ai più.
Cosa fare?
Il cambiamento in essere è a 360 gradi, quindi lo assaporiamo nell’aria stessa, come una sorta di corrente e porta in sé una forza nuova, capace di farci spezzare le catene del passato e frantumare i vecchi schemi sociali, personali, relazionali, che ci tengono prigionieri da generazioni…
E’ in atto un’evoluzione della coscienza, per cui possiamo cogliere l’occasione per fare un salto nella nostra crescita personale, salto in cui ci viene chiesto di uniformarci ai valori universali, quindi ad una morale diversa da quella “in auge” da tempi immemorabili, allineandoci ai comportamenti dell’Universo.
L’Universo non conosce il Nì: per lui o è sì o è no.
Diciamocela tutta: per fare questo salto, dobbiamo cambiare noi stessi, cioè il frutto di una società in crisi, che non vuole perdere il controllo e quindi si abbarbica come l’edera alle sue vecchissime dinamiche, ricusando quanto sta accadendo, perché diverso, altro e mutevole e per tanto, secondo la nostra logica, da temere.
Lo so, non è sempre facile, quantomeno per la nostra mente che è dannatamente attaccata alla più o meno lussuosa zona di comfort e che cerca sempre il “consenso” degli altri.
E’ giunto il momento di fare da soli, di scegliere in base alle proprie nuove dinamiche interiori e quindi dobbiamo perfettamente sapere chi siamo e cosa desideriamo.
Facile?
Assolutamente sì! …Basta ascoltarsi.
Presente “va dove ti porta il cuore”?
Ecco!!!
Si tratta proprio di quello.
Ricordo un fatto successo in casa di amici, alcuni anni fa, che forse può aiutarci a cogliere meglio il nesso del discorso odierno …
Una domenica arrivai e trovai la casa degli amici, immersa nella disperazione.
Disperazione perché a un mese dal matrimonio la nipote, dopo giorni e giorni di inappetenza e insonnia, aveva dichiarato a pranzo, alla famiglia, di getto, senza respirare, che non voleva più sposarsi, perché si era innamorata di un’altra persona, un ragazzo disabile, costretto su una sedia a rotelle.
Vergogna, onta, disperazione, … e sgomento per questa scelta così estrema e sicuramente, a loro dire, frutto di un attacco di “crocerossinite acuta”, tipicamente femminile.
Dov’era il problema?

Uno schema ordinario, spezzato da una scelta “non consueta, non ordinaria”.
L’ordine costituito veniva sovvertito e nella peggiore delle modalità e tempistiche.
Mi viene da sorridere, perché queste sono le situazioni ”meravigliose”, capaci di scuoterci e finalmente smuoverci e riportarci ad un’altra modalità di vivere, più schietta, diretta, vera e viva, che però abbiamo dismesso negli anni e non ci appartiene più.
Viviamo di modelli sociali, personali, familiari, lavorativi, relazionali … rigidissimi, che ci assillano e creano discrepanze interiori e dolori, a volte insopportabili; qualsiasi cosa, fatto, dire o persona, esuli da tali schemi … è altro, pericolosa e devastante, perché mette in discussione, spacca le zone comfort e crea un “nuovo ordine”, inaccettabile per le nostre mente “addomesticate” e succubi del giudizio altrui.
Ovunque andiamo, dobbiamo farlo secondo le nostre convenzioni sociali.
Quella ragazza ”meravigliosa” aveva spezzato uno schema intoccabile, secondo le nostre convenzioni sociali.
Lasciare il futuro sposo per un’altra persona,

a un mese dal matrimonio,

con tutto pronto, (fiori,, chiesa, abiti, confetti, viaggio …)

dopo 4 anni di amore, o presunto tale,

con un bravo ragazzo, ( bravo, perché piace alla famiglia),

per un invalido, “perché diciamocelo chiaro è questo”, che ci ripete la nostra morale povera ed etichettante ….

Vale la pena soffermarsi un secondo su questo episodio, perché ci apre sicuramente a mente.
Vediamo pezzo per pezzo, perché ho “fatto” certe affermazioni….

  1. Quella ragazza aveva spezzato uno schema intoccabile.

Coraggiosa, veramente coraggiosa e non omologata, al punto da preferire la verità affettiva/emotiva e quindi relazionale, che aveva maturato, sicuramente faticosamente, ad una vita falsa, fatta di sotterfugi e fallimenti matrimoniali o di altra natura.
Quante volte, prima del sì, le coppie o una delle due persone coinvolte, viene/vengono presi da dubbi, timori, paure, dal desiderio di non fare quel passo?
“Ah, beh, normale amministrazione”, penserà qualcuno, “di fronte ad una scelta importante questi dubbi sono sacrosanti.”
Sacrosanti sì, ma quanti li ascoltano e danno loro il giusto peso?
Ciò che nasce nel vero bene, non conosce dubbi, dolori, né incertezze.
Ci appartiene e scivola in una normalità universale, che solo a noi, “imprigionati nelle etichette sociali” appaiono assurde, ma non lo sono.
Quando una cosa è giusta, buona, corretta … viene da sé, senza ostacoli e paure.
E quante di quelle sensazioni pre- matrimonio erano e sono state il preludio di un malessere reale, che poi ha creato i suoi effetti devastanti negli anni a venire, coinvolgendo spesso anche i bambini nati, nati anch’essi, sovente, per riempire e voler tacitare qualcosa che disturbava e proprio per questo andava tacitato e riportato nelle modalità ordinarie e consuete del nostro modo di vivere?
Prima ci si fidanza, poi ci si sposa e si fanno figli, altrimenti non si è famiglia e non si fa, non ci deve essere altro.

Infrazioni commesse, in questa storia, che cozzano con la nostra modalità ordinaria di vivere?

  1. Lasciare il futuro sposo per un’altra persona? Non si fa! Meglio una convivenza infelice!!!
  2. A un mese dal matrimonio? con tutto pronto, (fiori,, chiesa, abiti, confetti, viaggio …) Assurdo, con tutto pronto e tanti soldi spesi così bene ( permettetemi l’ironia…)
  3. Dopo 4 anni di amore? Beh, magari l’Amore c’è stato, ma ha fatto, per qualche strana, ma giusta e normale dinamica, il suo corso ed ora, esauritosi non ha più motivo di essere e tanto meno di essere “consacrato”. Ci rendiamo conto che stiamo per “rendere sacro” qualcosa che non ha più valore??? Sarebbe assurdo, veramente contrario ai valori veri …
    Eppure viene fatto e ripetutamente, per non ledere l’immagine, le persone coinvolte, i familiari e le loro “immagini sociali”.
    Così poi la faccia ce la metteranno comunque in seguito con i frutti di questa storia nata un po’ così, …
  4. Con un bravo ragazzo!!! Nessuno mette in dubbio o ha elementi per dire che non lo sia, ma essere bravi non significa che lui vada bene per lei o viceversa … e che l’Amore reciproco esista o sia mai esistito.
    La chicca era poi la scelta alternativa della ragazza: un nuovo compagno disabile.

Questa storia, finita benissimo, perché si sono sposati e hanno due bimbe straordinarie è invece la riprova della forza e del coraggio che dovremmo avere per creare una realtà che veramente ci appartenga e ci consenta di esprimerci ed essere amore, quello vero, non frutto di attese e convenzioni.
Avrebbe potuto finire anche questo nuovo rapporto? Essere frutto della malattia femminile della “Crocerossina”?

Sicuramente sì, ma nulla è per sempre e fino a quando non accetteremo che la dinamicità ed il cambiamento sono inclusi nell’esistenza e la sorreggono, la vivificano, pretenderemo di avere il “per sempre” proprio nelle situazioni più impegnative, importanti e portanti della nostra vita individuale e sociale, destinandoci al fallimento.
Perché quando un amore finisce spesso una delle due persone coinvolte perseguita l’altra e non accetta la parola fine?
Proprio perché alla base manca la comprensione e l’accoglienza del vero valore dell’Amore, che non è prendere, ma dare e spendersi in una condizione costante di cambiamento.
Se pretendiamo di mantenere la relazione e quindi l’Amore in una realtà fissa, ferma, statica … abbiamo perso in partenza.
Un fiore ha bisogno di aria, acqua, terra, vento …per crescere e dischiudere la sua corolla, i suoi petali, così l’Amore, che se viene messo sotto una campana di vetro, soffoca, proprio come farebbe un fiore.
Cambiare.
Crescere.
Accogliere.
Uscire da questi schemi/pensiero che hanno fatto ammuffire la nostra vivacità, la nostra vitalità personale e sociale.
Dovrebbe scandalizzarci vedere due persone ormai distanti, consacrarsi … non il contrario.
Il coraggio è del guerriero, di chi guarda oltre queste “convenzioni” che generano, proprio come diceva Einstein sempre gli stessi risultati… solo che io, con gli Angeli, non la chiamiamo follia, ma pazzia; pazzia è uscire dalla propria essenza, follia è uscire dagli schemi della folla, cioè della massa.
Se quindi oggi,
forse proprio ora,  abbiamo deciso che è il momento giusto per cambiare vita, abitudini, lavoro, relazioni, dobbiamo entrare nella dinamica dei folli, cambiando noi stessi e il nostro punto di osservazione delle cose.
Difficile? Impossibile?
Né difficile, né impossibile.
Basta volerlo ed ascoltarsi.
Tutti abbiamo qualcosa dentro che ci parla, si racconta e ci invita a fare qualcosa che non osiamo mai fare, per paura del giudizio o di rompere le convenzioni il bon ton a cui siamo stati educati.
L’attaccamento a qualsiasi cosa (situazioni, persone, abitudini,…) è un freno, è una gabbia che limita la nostra libertà di essere e anche quella di cambiare.
Quante persone ripetono un sacco di giustificazioni a chi chiede loro di cambiare rotta, per stare meglio e vivere, amare, ritrovarsi, essere come desiderano …
E’ soprattutto la nostra mente, sono i nostri schemi nei quali viviamo a tenerci prigionieri e, finché siamo “addormentati”, non ci accorgiamo nemmeno di esserlo.
Chi sono io?
Una risvegliatrice!!!

Un folletto mandato a spaccare questi schemi.
Le storie che raccontiamo ai nostri figli in realtà “ci raccontano”, parlano di noi, del genere umano e prevengono e prevedono tutto.
Presente la “Bella addormentata nel bosco” che dorme 100 anni?
E quel principe azzurro che la bacia e la risveglia?
E’ la nostra storia, niente altro che questa storia.
E’ il cambiamento, tentato varie volte nei secoli, ma sempre naufragato, perché mai sorretto dalla parte migliore e più consapevole di noi: l’Anima, l’unica viva, vitale, che ci sopravvive.
Il cambiamento non dovrebbe mai spaventarci, piuttosto è il contrario: il rimanere fermi, immobili, mummificati, lasciando le cose esattamente come stanno, che dovrebbe terrorizzarci, perché non portano nessun miglioramento nella nostra faticosa, avvilente, sonnolenta vita.
Il cambiamento è una cosa naturale, intrinseca nella natura di tutto l’Universo, tranne che in noi, nel genere così detto “umano”.
Allora cerchiamo di abbandonare la nostra zona di comfort e di aprirci al nuovo fluendo nella vita e forse staremo meglio e saremo meglio per noi e per chi ci incrocia e/o vive accanto.

Il cambiamento, che ci piaccia o meno, è l’unica costante nell’Universo!

Cosa dobbiamo fare allora?
Mettere in atto la Resilienza e la Forza di volontà.
Soprattutto in questo periodo di crisi, dobbiamo cercare di sviluppare una certa resilienza, che potrebbe rappresenta la nostra salvezza.
La resilienza è proprio quella capacità di accogliere una situazione, all’apparenza negativa, come un’occasione per attuare un cambiamento nella nostra vita, che la migliori.

Se l’Universo ci fa trovare l’auto con una gomma sgonfia, anziché bestemmiare, imprecare, cercare il presunto colpevole fuori di noi, accogliamo questo fatto come una possibilità, una novità.
Cosa posso fare ora che ho una gomma a terra?
Come posso gestire la cosa?
Cosa mi offre questa situazione?
Tutto è un’occasione, basta solo saperla vedere, notare.
E se quella gomma mi avesse evitato un tamponamento? Come posso sapere cosa mi aspettava e perché l’Universo ha fatto questo?
Noi partiamo sempre dal presupposto che lui agisca per il nostro male, ma egli risponde alle leggi divine del Creato e lavora in realtà, contrariamente a quanto crediamo, per il nostro bene, sempre e solo per quello.
Ricordiamoci che tutto ciò che ci accade l’abbiamo creato noi, l’abbiamo in qualche modo concesso, attratto nella nostra vita per un effetto di risonanza e molto probabilmente ci sta servendo per imparare qualcosa, per evitare qualcosa, per trovare qualcosa e per godere … sì, proprio per godere …
Noi invece, spessissimo, non riusciamo a fluire in modo naturale con gli eventi della nostra vita e facciamo attrito, resistenza.
In questo modo blocchiamo la nuova realtà che potrebbe entrare nella nostra vita, rimanendo invece aggrappati a quella a cui siamo tanto affezionati ( vedi il matrimonio in casa di amici).
Ma non disperiamoci, perché abbiamo un grande strumento dalla nostra parte: la forza di volontà.
Attraverso la nostra forza possiamo creare e trasformare qualsiasi cosa.
Il nostro potere è infinito, basta solo volerlo.
Grazie alla nostra grande e magica forza di volontà, ciascuno di noi è in grado di affrontare tutte le sfide della vita e apportare qualsiasi cambiamento nella nostra realtà.
Iniziamo a cambiare pensiero!
“Quando soffia il vento del cambiamento, c’è chi costruisce muri, chi mulini a vento” è una frase che adoro, mi appartiene ….
Non amo Don Chisciotte, non sono come lui …: io i mulini li costruisco e li attivo, non mi spiaccico contro.
Fermiamoci ad ascoltarci, ci serveee!
Se stiamo stretti nei nostri panni, siamo come anime in pena, sentiamo il desiderio di cambiare qualcosa nella nostra vita, cerchiamo … cerchiamo…  cerchiamo …significa che è ora di farlo!
Fare la pazzia dell’amica, della ragazza …
Dovremmo fermarci ad ascoltare la nostra voce interiore che come sempre ci sta parlando e visto che non l’ascoltiamo ci viene la tosse, non ci lascia, si trasforma in emicrania, in occhi che piangono, respiro che non viene … e allergia.
Allergia a noi stessi.
Allergia alla Vita.
Allergia a questo nostro modo di essere e vivere.
Perché così tanti intolleranti e allergici?
Siii l’inquinamento fa la sua “grande parte”, ma noi lo anticipiamo e lo sosteniamo.
Io per prima, perché nel mio caso vorrei mangiare, produrre e vivere in mezzo a una Natura amica, che rispetto e amo secondo il mio Spirito, che le appartiene.
La nostra voce interiore non sbaglia mai.
Certo, bisogna saper distinguere tra la voce dell’Anima e quella della mente, quella che va ed è andata sempre per la maggiore, quella che ci ha stressato in maniera ineguagliabile e ci lascia ancorati a queste dinamiche ambientali, sociali, relazionali, affettive e lavorative attuali devastanti e in fase di crollo a picco.
Recuperare la dimensione dell’ascolto è fondamentale per capire profondamente ciò a cui anela la nostra anima, spesso imprigionata in una vita che ne soffoca la sua vera missione, quella che spesso consideriamo “impossible”, ma che in realtà è fattibilissima.
Povera e cara anima, forse è giunto il momento di iniziare ad ascoltarti di più, cercando il tuo vero sogno, quello della tua vita, cioè quella missione che sei venuta a compiere, che stai tentando di compiere da secoli e sempre con risultati, beh, alquanto incerti e d infruttuosi, visto il numero di reincarnazioni.
Abbiamo a disposizione strumenti molti potenti, come l’osservazione e l’ascolto, che ci aiutano nella nostra indagine interiore per conoscerci profondamente e scoprire chi siamo veramente.
Possiamo trovare diversi modi per riuscire a riconnetterci con noi, con la parte più vera e profonda, quella che anneghiamo e rinneghiamo spessissimo, per non dire sempre, soprattutto attraverso la natura, la contemplazione e la meditazione.
Più entriamo in noi, più a nostra missione, il nostro sogno, la fotografia della nostra vita ideale saranno più limpidi, più chiari e tutto ci sarà più chiaro, fattibile, e rientrerà nella giusta “normalità dei folli”, quella che cambia spesso.
Chiediamoci una volta per tutte:
“Perché non sono felice?
Perché non sono/siamo soddisfatto/i?
Cosa mi manca?
Quando sto bene?
Cosa voglio fare nella vita?
Cosa desidero veramente???

 

E’ tutto è dentro di noi, basta leggere, ascoltarsi e soprattutto accogliersi.
Se so e non mi ascolto … beh, allora mi merito tutta l’infelicità e i casini che ho, me li sono scelti, voluti, desiderati.
Spesso, anzi troppo spesso, è la paura che ci blocca e ci impedisce di fluire nel cambiamento.
La paura nasce nella mente, dal controllo che vogliamo sempre avere sulle cose e dal timore di perderne altre a cui ci siamo attaccati e che pensiamo ci diano quel benessere, rispetto, posto … che la società promette a chi si comporta secondo certi canoni e convenzioni.
Dovremmo rinunciare e cercare di lasciare andare questo eccessivo controllo sulla nostra vita e comprendere che ogni cambiamento avviene per il nostro bene.
Dobbiamo trasformare la paura in un’apertura verso il nuovo, diventando disponibili nei confronti della vita e delle sue novità, perché niente arriva per danneggiarci, ma per donarci.
Questa apertura di mente e cuore ci permette di riconoscere le opportunità che la Vita ci offre proprio in questo momento.
E’ TEMPO di riconoscere e trasformare schemi e convinzioni limitanti che ci stanno bloccando e che, in questo momento, non ci permettono di trasformare alcune parti di noi e di essere feliciiii.
O forse non è questo che desideriamo e vogliamo veramente, perché siamo votati alla sofferenza illimitata  e alla fatica senza frutto …
Cambiare vita dovrebbe avere l’obiettivo di renderci più felici, no?
Però, se essere felici ci “disturba” … restiamo fermi, immobili e non lamentiamoci.
Basta iniziare col riconoscere i  nostri schemi mentali e una volta riconosciuti, capire su quali aspetti dobbiamo muoverci e lavorare per riuscire a fluire nella vita più facilmente.
Cerchiamo quindi metterci in cammino e predisporci a cambiare per stare finalmente BENE.
In questo percorso, che scivolerà come acqua, nel momento in cui avremo accettato di metterci in gioco in una maniera diversa, impareremo a sviluppare una qualità importante: la fiducia in noi stessi, nel Mondo e negli altri.
Avere fiducia in se stessi significa avere fiducia nella vita, è una fede che non è speranza,  ma è la consapevolezza che la realtà esteriore è uno specchio di quella interiore.
Tranquilli, sereni, con un atteggiamento giocoso e grato verso tutto … è questo che ci manca.
Essere così significa che la vita ci dona e ci offrirà sempre occasioni per cui essere grati e gioiosi.

Impariamo ad essere consapevoli che tutto ciò che ci accade, CONTRARIAMENTE A QIUANTO CI E’ STATO INSEGNATO, non è frutto della sfiga, ma accade per il nostro SOMMO bene.
Bella rivoluzione, vero?
Eh sì, concordo.
E’ questa forse la fatica più grande da concederci.
La Vita ci Ama e ci sostiene ogni istante,  perché noi le apparteniamo, siamo Vita!!
La fiducia che avremo e coltiveremo nei confronti della vita sarà direttamente proporzionale a ciò che riceveremo e saremo.

“Quando non avevo più nulla da perdere, ho ricevuto tutto.
Quando ho provato umiliazioni eppure ho continuato a camminare, ho compreso che ero libero di scegliere il mio destino.”
Sia questo il nostro motto….

Con Amore grande ti**** degli Angeli.

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