La selezione naturale.

E’ tempo di smetterla di seguire l’onda che ti trascina a giudicare ogni evento, persona e azione, in essere, da una prospettiva critica e atta a crearti un “alibi”.
Basta alibi!

E’ questo il moto del Guerriero e il motto che deve contraddistinguere chiunque oggi appartenga all’antica e somma conoscenza dello spirito.
Basta fermarsi a perdere tempo nel giudizio e nel cercare il colpevole per quanto sta accadendo.
Siamo sotto una sorta di ipnosi collettiva, una specie di bolla nella quale ci si guarda con diffidenza e ci scanna a vicenda sulle responsabilità, sempre chieste agli altri e mai a te stesso.
Perplesso?
Pensa allora alla realtà di una famiglia e a come un genitore con un figlio problematico, sia solito parlarne con l’altro genitore.
Questa persona si esprime pressapoco così:
“Guarda tuo figlio cos’ha fatto!”
“Tuo figlio”.
Già, siamo talmente abituati a scaricare la colpa sull’altro, a delegare ogni forma di responsabilità, che siamo pronti anche a disconoscere la paternità o la maternità in essere, pur di salvaguardare la nostra immagine.
Farsi carico di un evento, di una reazione, di un pensiero, di una scelta, di un’azione, di una dinamica irrisolta o di qualsiasi situazione problematica non ti trova mai disponibile, non gode mai della tua presenza, né la tua benevolenza.

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Ricominciare.

Ricominciare è una parola magica, un po’ come tutte le parole che incominciano con questo suffisso “ri”, un suffisso che ci propone una condizione umana nella quale possiamo credere che tutto sia com’è già stato, mentre in realtà non è così. Il “ri” rappresenta qualcosa di nuovo e di magico.
Ricominciare non significa ripartire da dove ti eri fermato, per tuffarti nelle stesse identiche dinamiche, ma semmai l’occasione di “rimetterti in cammino”, con una modalità diversa.
E’ un’occasione, un’opportunità.
E’ seguire e concedersi la possibilità che ti viene prospettata e tu stesso hai chiesto e desiderato .

E’ crearsi e darsi una nuova chance.

Ricominciare è offrire a te stesso l’occasione per andare oltre, per non rifare gli stessi sbagli, per non comportarti esattamente com’è già accaduto. Ricominciare significa “scegliere di non essere la stessa persona”, significa, partendo dal piccolo cambiamento, andare oltre.
Rifare o ricominciare, non esprimono il ricalcare “pedestremente” le orme precedenti, ma semplicemente il mettersi nuovamente in cammino con nuove prospettive, nuovi sogni, nuovi desideri, nuove consapevolezze e un bisogno infinito e ora assecondato, di virare, di muovere il timone della tua Vita, per andare verso nuovi lidi.
E’ ripercorrere anche la stessa via, ma con una prospettiva nuova, una prospettiva che rappresenta una finestra a cui ora ti puoi affacciare per godere un nuovo paesaggio, il paesaggio che ora vuoi, desideri e contribuisci a scegliere e vivere.

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Il nostro Futuro

Come sarà il tuo Futuro?
Il tuo Futuro Tu lo stai scrivendo proprio ora, in questo stesso istante.
Come stai? Come ti senti?
Incazzato?
Sereno?
Annoiato?
Come ti va?
E’ questo il punto!
Chi sta “controllando” le sorti umane, sta facendo di tutto per giocare al nostro ribasso, per creare attraverso il virus, di cui non nego l’esistenza, una sorta di delirio collettivo fatto di ansia, paura, terrore, rabbia e senso di impotenza.
I giri di vite, studiati a regola d’arte, uno ogni settimana, con le attività bloccate, un’economia che necessita ora più che mai, di una respirazione bocca a bocca e di nuovo le informazioni martellanti, informazioni che puntano sempre e solo a far dilagare l’apprensione e la paura.
Sicuramente se ti lasci andare a questo vai alla deriva, e tra 9 mesi, un anno, 18 mesi, cosa troverai sul tuo cammino?
Esattamente quello che ora stai creando, proprio seguendo le “indicazioni guida” di chi governa questo sorta di annientamento mentale, emotivo, psicologico in essere ormai da alcuni mesi.
Cosa si può fare?
Come in ogni situazione di affaticamento, cercare di fare del bene a se stessi e agli altri, dando coraggio, seminando parole positive, credendo in ciò che fai, sempre.
Non fermarti a guardare fisso l’affitto che stai pagando a vuoto, le tasse, la corrente elettrica, l’insicurezza che accompagna ogni nostra giornata.
Usa il tempo che hai per “inventare” qualcosa di solidale, per

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Stanchezza e ascolto.

E’ facile che in questo periodo con la mascherina sul volto, quindi con una respirazione limitata, una ventilazione più lenta, meno energetica e accrescitiva, tu ti senta stanco.
E’ quindi molto importante curare l’alimentazione e muoversi con maggiore attenzione verso l’ascolto anche del tuo Sé.
Hai bisogno di cibi più alcalini, quindi di una persona, possibilmente esperta di nutrizione, che ti guidi nel conoscere i tuoi bisogni  reali e nella scelta alimentare affinché risulti più corretta per te, in modo che il tuo corpo non subisca affaticamenti inutili.
La stanchezza però arriva anche per altri motivi, come per esempio dal protrarsi di questa situazione “di disagio e tensione” o da un discorso legato alla tua storia personale, quindi un disagio remoto, che la condizione attuale sta solo facendo riaffiorare e accentuando.

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Dobbiamo entrare in serie A.

Strano il titolo odierno?
Non direi.
E’ giunto il tempo di essere molto diretti e di fare parte di coloro che se la cartellina è verde, sanno indicarla come tale, senza il timore di cosa potranno pensare o di come diranno di visualizzarla le altre persone (a proposito della cartellina, mi rifaccio al video allegato nell’articolo pubblicato il giorno 30 di ottobre, che invito, chi non lo avesse ancora fatto, a leggere e visualizzare).
Ci sono luoghi comuni e pensieri imperversanti, pensieri che creano consolidamenti emotivi, affaticanti e poco costruttivi, così come esistono punti di vista che si discostano dalla logica spirituale.
Sostengo questo, perché basta guardare alcuni post, pubblicati sui Social, per notare come l’opinione pubblica tenda ancora a ricercare la Felicità, fuori di sé, non nell’interiorità della persona, nel proprio Sé.
Partire chiedendo a qualcuno che sta fuori di noi di renderci felici, significa ormai, essere prossimi alla squalifica, significa cioè far parte di una squadra che gioca in serie B o in C, con tutto il rispetto per chi rientra in queste categorie sportive.

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A scuola di parola.

Se ti guardi intorno, soprattutto in questo periodo nel quale tutto pare sospeso, a causa del disagio che stiamo vivendo, riesci ad individuare immediatamente la persona solare e la persona affaticata.
Le differenzia, non solo l’espressione del volto, la postura, la modalità con cui fanno ogni cosa e agiscono, ma la parola, il modo in cui essi esprimono il loro pensiero, soprattutto quello emozionale.
Tu stesso sei o non sei positivo e propositivo.
Nessuno pone grande importanza al “valore della parola”, sul quale io da tempo sto insistendo, anche a scuola, con i miei ragazzi.
La “parola” è un dono, perché racchiude in sé un vero e potente potere alchemico, potere di cui siamo sovente all’oscuro o non sufficientemente consapevoli.
La parola è una sorta di “chimica”, che nasce e ci programma già nell’utero di nostra madre.
E’ lì, che mentre ci formiamo alla Vita fisica, riceviamo il nostro primo “vocabolario”, una sorta di
enciclopedia che non solo e tanto ci accompagnerà incontro alla Vita, ma che programma ogni nostra cellula, facendo di noi “creature” serene, oppure ansiose, fiduciose o  sfiduciate, positive o negative.
Dentro la mamma, partecipiamo a tutto ciò che le appartiene, soprattutto al suo “costante dialogo interiore”, un dialogo fatto di immagini, pensieri, emozioni e parole interiori.
Per nove mesi, in questa “simbiosi creativa”, il nostro corpo si forma, il nostro “tutto” prende vita e assorbe ogni singola vibrazione materna.
Una mamma che teme il parto, che pensa con angoscia al futuro, che rischia di perdere il suo bambino, che non è amata, che soffre e ha poca fiducia in sé, vibra, pensa, si muove, parla realmente e interiormente in un certo modo, un modo che sicuramente non è assimilabile a quello di una mamma più serena, aperta, disponibile, leggera nell’affrontare la vita.
Sono parecchie notti e parecchie albe in cui, nella sua pancia, ci si addormenta e ci si risveglia con lei.
Tu in lei e lei “in te”.

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Amare veramente

Mi capita spesso di sentir parlare di incapacità delle nuove generazioni al “sacrificio”.
Beh, questo discorso è alquanto complicato.
Da una parte abbiamo chi pare votato al sacrificio per nascita, per origine, per non si capisce bene quale motivo, almeno all’apparenza e dall’altra parte qualcun altro che non sembra sapere che esista e cosa in realtà sia.
Se pensiamo ai ragazzi, poi, è opinione comune che la loro rovina sia l’assenza di inclinazione e predisposizione al sacrificio.
Questo nasce da nuove modalità di leggere, vivere e partecipare la Vita.
Siamo stati accelerati, partendo sempre dal campo esperienziale economico, e quindi abituati a digitare poche cifre per avere il denaro utile per qualcosa, oppure ricevere a casa, in poche ore, qualsiasi tipo di merce, o ancora far circolare notizie, documenti, immagini e pensieri al semplice spaio temporale di un click.
Così ci siamo “impigriti” e abbiamo di conseguenza “addestrato” i nostri cuccioli d’Uomo ad avere tutto subito, senza attesa, senza il tempo esatto del “desiderio”, tempo durante il quale un qualcosa di desiderato a livello profondo, possa prende forma, per trasformarsi in un sogno, e poi via via in una “sudata” manifestazione reale.
Questo comporta una sorta di convinzione che tutto sia a portata di click, spendibile in nano secondi.
Sentimenti, emozioni, cibi, abbigliamento, denaro, tutto sembra piovere da chissà quale altro pianeta, senza sforzo, senza tensione, attesa, costruzione onirica, desiderata.
Ma il sacrificio in sé, vale? E’ necessario? E’ buona cosa?
Chi, tra i 2 schieramenti ha ragione?

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Ascolta le tue Emozioni.

Nulla succede per caso e in questo nulla rientra anche ciò che viene creato, inventato, costruito, oltre a ciò che ci accade, oppure viene detto, vissuto o fatto.
Anticamente, l’Uomo cercava costantemente la protezione divina, sempre.
Nomade, legato ai ritmi naturali della Terra e poi via via sempre più calato in un’esistenza stranamente ancorata al tangibile, è andato lentamente allontanando Dio dal suo vissuto.
Un grande periodo di ombre, in tutto questo, fu il periodo medioevale, quando rinchiuso in spazi circoscritti, i castelli, spaventato, coinvolto in guerre tra feudi e poco propenso a viaggiare, l’Uomo spesso si aggrappava alla religione, alle sue pratiche e anche alle varie forme di magia, per esorcizzare il male e tenerlo discosto.
Allora, più che mai, le campane con i loro rintocchi, espandevano buone vibrazioni che scacciavano i demoni interiori e non, e creavano una sorta di forza atavica per affrontare il buio, la notte, le fatiche.
Allora le campane erano campane.
Oggi, sono spesso registrazioni, in questa nostra sorta di mondo “falso” e contraffatto.
Ma il suono reale era potente e sapeva dare molto di più di un semplice suono registrato.
Il Chakra cardiaco esultava
e si rinforzava ad ogni tocco, lungo tutta la giornata e soprattutto nel buio della notte.
La conoscenza è antica e molto forte, ma stenta a raggiungere l’Uomo contemporaneo, ormai ancorato a pochi sapere animici e a moltissimo sapere tecnologico.
Ci siamo chiusi e persi, inseguendo le orme degli angeli ribelli.

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Scelgo la Fiducia in me stesso

Il nostro peggior nemico, attualmente, non è il covid (che scrivo con la lettera minuscola, volutamente), ma la situazione creata intorno ad esso, una situazione che punta a far scivolare le persone nel burrone del “conflitto di svalutazione”, cioè in una sorta di diminuzione esponenziale dei propri valori. Tu non ti sai più dare valore.
Le persone, se dovessero giocarsi in borsa, attualmente,  si sottostimerebbero tantissimo, e questo crea un contesto molto fragile, sia da un punto di vista reattivo, che creativo.
Emotivamente già fragili, con tantissimi casi di scarsa autostima e poco amore personale, siamo stati rinchiusi nelle nostre case e bombardati continuamente con notizie “impegnative”, anche realistiche, nessuno lo mette in dubbio, ma date, ribadite, riproposte, con un’eco rinforzante senza precedenti, quindi aggressivo.
Perché?
Apparentemente  questo genere di informazione, ci è stato detto che venisse fatta per tenerci informati, per renderci consapevoli della gravità del momento e quindi per accrescere il nostro senso di responsabilità sociale, vale a dire per farci assumere comportamenti di tutela della nostra e dell’altrui salute.
In realtà, chi conosce il mondo del network pubblicitario, sa bene che lo scopo è stato ed è tuttora, di ben altra natura e origine.
E’ stata approntata e perpetrata una sorta di lavaggio del cervello dell’opinione pubblica, con la scusa che qsi trattasse di informazione e formazione, indispensabili per la salute del paese.

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Spezza le tue catene.

Oggi parlerò di quello che viene comunemente chiamato “destino”, ma che personalmente vedo come un Progetto Divino su di noi.
Esiste un Progetto per ciascuno di Noi? Sicuramente sì.
Lassù, è stata fatta una progettazione di massima, per rendere ciascuna Anima perfetta e per guidarla nel ritorno pieno alla casa del Padre.
Parlo di “programmazione di massima”, perché esiste comunque una percentuale minima di possibilità di variazioni sui tempi, sui modi, le mete, dovuti al libero arbitrio e al nostro “percorso terreno”.
Come Anime incarnate, noi abbiamo soggiornato nel ventre di nostra madre, per acquisire una forma attraverso la materia; in quel ventre abbiamo ricevuto da lei ciò che le apparteneva come donna, madre, figlia, moglie/compagna e come “portavoce” delle sue ave e dei suoi avi, quindi delle loro fatiche e fragilità, oltre che dei loro lati positivi.
Noi veniamo per portare e realizzare la nostra “unicità”, ma farlo è  estremamente faticoso, proprio per questi importanti e influenti legami.
Noi dobbiamo completare e modificare il Progetto attuale, perché discosto da quello del Cielo, perché nei secoli le storie di chi ci ha preceduto lo ha annacquato, lacerato, distorto e quindi, per riuscirci, dobbiamo passare o meglio “entrare” attraverso un percorso nella nostra “unicità”, la sola che possa valere ai fini di un recupero di quell’integrità, che tutte le trasformazioni, che rappresentano poi il nostro Karma, hanno generato.

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Sasso o diamante?

L’incertezza delle giornate in essere, porta nel tuo interno una sensazione intensa di disagio e con lui le più svariate emozioni. Ansia, paura, terrore, noia, incertezza, insicurezza, la fanno da padrone, mentre tu cerchi di esorcizzarle, di allontanarle da te, di metterle tacere in qualche modo o di guarirle.
L’accoglienza e l’ascolto è un qualcosa che non sei stato “educato” a mettere in gioco, che non sei in grado, solitamente, di attivare.
Invece, in questi momenti, sarebbe giusto portare l’attenzione sul disagio, proprio nell’istante in cui si manifesta, per non agire, come di consuetudine, quando arriva una terribile emicrania e tu la risolvi con la solita compressa, senza conoscerne il motivo.
Sicuramente mentre provi rabbia o incertezza, sei al culmine della tua esperienza emotiva e quindi non ti trovi, apparentemente, nella condizione migliore per affrontare la bufera che ti si è scatenata dentro, ma in realtà non è previsto uno scontro, ma semplicemente un ascolto.
Immagina un temporale fortissimo, con vento, lampi e tuoni e tanta pioggia.
Tu nel profondo della tua casa, ascolti l’uragano nel suo agitarsi.
Se ci pensi la sensazione successiva, dentro le pareti domestiche, è quella di un’estrema e profonda sensazione di pace, di calma, di un qualcosa che ti fa sentire tranquillo e protetto.
Ecco, la stessa cosa la devi fare quando ti si scatena dentro un disagio.
Cosa possiedi di concreto per poterlo guarire? Nulla, se non quell’uragano in essere dentro e magari intorno a te.
Ecco allora che il tuo disagio è l’unico aspetto “concreto” su cui puoi lavorare e lavorare non secondo la modalità ordinaria, ma semplicemente mettendoti nell’ascolto.
Lo devi fare subito, nel tuo qui e ora, perché quello è l’unico istante su cui puoi fare affidamento.
Puoi solo metterti in ascolto, come fai con il temporale, quando la carica emotiva ti scuote, come fosse il rombo di un tuono.

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Conflittualità e Amore.

Nel tuo presente è scritta una lunga storia, una storia fatta dalle tue reincarnazioni precedenti e dal tuo vissuto attuale.
Per vissuto intendo proprio ciò che ti riguarda dall’istante in cui prendesti vita e forma dentro la pancia di tua madre.
Se ti capita talvolta oppure sempre di rifiutare in qualche modo i tuoi  genitori, penso che lo scritto di oggi, potrà in qualche modo giovarti.
La prima cosa che mi permetto di darti è la “memoria” di come mai ti sei trovato a nascere e vivere da loro.
Lo hai scelto tu, facendoti carico, al termine del tuo percorso “scolastico” come Anima,  di una scelta che ti permettesse di metterti alla prova, cioè di dare ampiamente spazio a tutti quegli insegnamenti avuti lassù.
Dopo tanto studiare, una bella “verifica”, direttamente inviato, in missione speciale, sul campo da gioco quaggiù.
E’ così che ti sei trovato catapultato in questa realtà e calato, come un dono, voluto o non voluto, proprio in questa “dimensione famiglia”.
Smemorizzato, per vivere al meglio, ti sei poi guardato intorno e giorno dopo giorno, ti sei rimangiato la scelta originaria, chiedendoti come fosse stato possibile un tale accostamento con due persone così faticose e distanti dal tuo sentire.

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